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(n.d.r.)

Si Gioca 2013 - Locandina

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David Bowie "The next day" (2013)

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bowiedavid-thenextdaySono passati dieci anni dall'ultimo disco di David Bowie, ed ecco che il "duca bianco" se ne esce con un nuovo album, dal nulla, come se fosse semplicemente il giorno dopo l'ultimo concerto. "The next day" (ISO/Columbia, 2013) è proprio il titolo del nuovo (e totalmente inatteso) lavoro di David Bowie, musicista che non ha mancato di spiazzare e cambiare, nel corso della sua lunga carriera artistica, incarnando di volta in volta un diverso personaggio/caricatura del sistema delle rockstar (dal glam al pop, mod, elettronica, e altro ancora). Audace e sublime è la scelta di riciclare la copertina dell'album simbolo di Bowie, "Heroes" (RCA, 1977), sia sul fronte sia sul retro del disco, con sopra appiccicato un semplice quadrato bianco con scritta nera, il titolo dell'album: forse il tentativo di rendere superficiale e improvvisato un disco che invece non lo è per niente, tanto è ben curato il suono e la scelta dei musicisti. Se la voce di David Bowie non è infatti all'altezza dei fasti passati (ma con ancora qualche cartuccia da sparare), la musica e gli arrangiamenti sono ben calibrati, coniugando molta dell'estetica e del gusto dei dischi passati del cantante inglese con i pregi della strumentazione di oggi.

Come un tuono (Derek Cianfrance, 2012)

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comeuntuono-2012Abbiamo visto Come un tuono diretto da Derek Cianfrance.

Cianfrance è un regista non ancora quarantenne, con un talentaccio indiscutibile ma che solo adesso è riuscito ad essere notato dalla distribuzione e dal pubblico. A soli ventitre anni ha girato il suo primo film Brother Tied, un bianco e nero dai rimandi al grande John Cassavetes; è stato visto in molti festival, tra cui il Sundance, ha ottenuto molti premi ma non è mai stato distribuito nelle sale. Il suo secondo film, Blue Valentine ha tenuto impiegato il regista quasi dodici anni per poterlo girare, e solo a ridosso di Come un tuono è uscito nelle nostre sale. Adesso esce in Italia il suo terzo film che riprende le tematiche a lui care (solitudine, romanticismo noir, furie silenziose) girando un film che può essere inserito nel genere noir-realistico ma che non disdegna vari registri mescolando il gangster story, il poliziesco e il melò. Un film diviso in tre parti e lungo oltre 140 minuti, con tre storie legate l’una all’altra indissolubilmente ma che non vede i due protagonisti incontrarsi mai se non per prendersi una pallottola a testa, mentre quindici anni dopo i loro figli si scontreranno nuovamente come onde del destino che si vanno ad infrangere, per concludere qualcosa che è rimasto sospeso e che in realtà chiuderà il cerchio.

J. Conrad, L’agente segreto, 2012

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conradj-agentesegretoJoseph Conrad, L’agente segreto, Milano, Newton Compton, 2012, pp. 256, € 4,90

Joseph Conrad, conosciuto più che altro per i suoi romanzi e racconti di mare, ha anche scritto dei romanzi “di terra”, Sotto gli occhi dell’Occidente e L’agente segreto. Entrambi fanno parte, insieme a Nostromo, ai cosiddetti romanzi politici dello scrittore di origini polacche. Che L’agente segreto sia un romanzo politico, non vi sono dubbi. Siamo a Londra, all’inizio del Novecento. Al centro c’è un uomo pigro e silenzioso, il signor Verloc, il cui aspetto lascia intuire che egli sia tutto fuorché una spia. In realtà, il signor Verloc si dibatte non tra due, ma ben tre vite diverse. La prima è quella di marito noioso, ma tutto sommato paziente, di una donna di buon senso, benché poco incline a scavare sotto la superficie delle cose. In secondo luogo, Verloc è infiltrato in un gruppo di rivoluzionari russi, che comprende Michaelis, un ragazzone reduce dal carcere, e il compagno Ossipon, conosciuto per le sue qualità amatorie. Infine, Verloc è una spia al servizio di un’ambasciata straniera, presumibilmente russa.

Mario Luzi - I versi dal 1935 al 1965; dall’incantesimo dello “sguardo sospeso” al discorso con gli altri

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luzzimarioE’ opportuno ricordare che le prime raccolte poetiche di Mario Luzi risentono di derivazioni ermetiche come pure di influssi tardo simbolisti francesi legati agli studi universitari (tesi di laurea su François Mauriac). Ma è importante aggiungere che il poeta, se non ha smentito, non ha comunque accettato di essere definito semplicemente “ermetico”, anzi. Quando gli veniva ricordato che la sua poesia del 1940, Avorio (“Avvento notturno”), priva di divisioni strofiche, era presentata in quegli anni come un manifesto dell’ermetismo (dopo le lezioni universitarie fiorentine del professor Giacomo Devoto), egli affermava di non sapere cosa fosse l’ermetismo (M Luzi, La ferita nell’essere, cit., p. 7).

Come pietra paziente (Atiq Rahimi, 2013)

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comepietrapaziente-2013Abbiamo visto Come pietra paziente diretto da Atiq Rahimi.

Rahimi è uno scrittore afgano che ha pubblicato in francese Pietra di pazienza nel 2008 e questo suo testo è diventato il caso letterario dell’anno in Francia, riuscendo a vincere il prestigioso Premio Goncourt. Ha avuto un tale successo di critica e di pubblico che il libro è stato tradotto in molti Paesi, tra cui l’Italia (Einaudi). Il testo è un monologo di una donna che approfitta del marito immobilizzato, e a quanto pare privo di conoscenza, per raccontargli tutte le ingiustizie e la solitudine che ha vissuto da quando è stata costretta a sposarsi con lui (ma certo non è un caso isolato, certo riguarda una cultura che si nutre di fondamentalismo). Naturalmente lei è una giovane donna afgana con burqa e rispettosa delle regole di vita afgane, lui invece è un eroe della guerra ma non sappiamo su quale fronte talebano è schierato, ma poco importa. Rahimi ci racconta in un intervista «Nel 2005 sono stato invitato a partecipare a un incontro letterario a Herat, una grande città nell'Afghanistan occidentale. Una città rinomata per un passato culturalmente molto ricco, per i suoi poeti e i suoi intellettuali illuminati. Ma una settimana prima della partenza ho ricevuto una telefonata che mi annunciava l'annullamento dell'incontro: una giovane poetessa afghana, Nadja Anjouman, era stata uccisa dal marito. Nadja era una delle organizzatrici più attive del festival. Addolorato, colmo di indignazione, scandalizzato da questa vicenda definita un dramma familiare, sono andato là per indagare di persona. E mi sono state raccontate altre storie - ancora più terribili, ancora più raccapriccianti -, sulla sorte di molte donne in quella contrada cosiddetta illuminata. Avrei voluto incontrare il marito della poetessa in prigione. Ma si era iniettato della benzina nelle vene. Era stato portato all'ospedale. L'ho visto da lontano. Era in coma. In quel momento avrei voluto essere una donna. Avvicinarmi a lui. Parlargli piano in un orecchio. Dire tutto. Le cose più terribili, le più orribili. Come quelle che lui aveva fatto. Non è stato possibile avvicinarlo. Dopo questa visita, "les mots m'ont attaqué", come diceva Duras. Volevo scrivere una storia, un'altra storia che non fosse il racconto della vita della poetessa. Volevo scrivere una storia scandalosa, la storia di una donna che vuole vendicarsi!»

Home – Casa dolce casa (Home, Ursula Meier, 2008)

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home-2008Campagna arida e assolata attraversata da un’autostrada incompiuta; una casa abbastanza bruttina; una famiglia con tre figli chiassosa e disordinata. Italia? No, Francia. E’ consolatorio scoprire che i nostri cugini d’oltralpe sembrano somigliarci più di quel che si crede, a partire dal folle attaccamento alla propria casa. Ed è sconfortante sapere che tutto il mondo è paese. In realtà, l’esatta ambientazione del film è lasciata nel vago; quel che conta è il dramma e i suoi protagonisti, anzi le vittime, vale a dire una casa e la famiglia che la abita. Per quanto riguarda la prima, non è per niente carina e non sembra affatto una casa di campagna; la seconda è quanto di più diverso si possa immaginare dalla famigliola perfetta alla Mulino Bianco. Padre, madre e tre figli, tra i quali il più normale è il piccolo Julien, vivono in assoluta solitudine lungo un’autostrada iniziata e mai finita, non diversa dalle tante incompiute sparse per la nostra penisola. La lunga striscia d’asfalto è per loro una specie di grande cortile, un’espansione del giardino o, per il più piccolo della famiglia, una pista dove poter correre con la bici. Dal punto di vista di un estraneo, la felicità che caratterizza la loro vita tranquilla sembra incomprensibile.

Blue Valentine (Derek Cianfrance, 2010)

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bluevalantine-2010Abbiamo visto “ Blue Valentine “ regia di Derek Cianfrance.

Quante scene da un matrimonio sono state realizzate al Cinema? Tante, tantissime, ognuna con il suo stile e con il suo punto di vista. Con questo Blue Valentine (2010), Cianfrance sceglie una vena drammatica, con qualche ingrediente di romanticismo e un sottofondo di malinconia da perdenti. Una periferia anonima e dignitosa su uno sfondo incerto, una bella ragazza che rimane incinta di un vero ‘stronzo’, un bravo ragazzo, che oltre prendere le botte per lei, la sposa convinto di non essere all’altezza della giovane; lei, una ragazza piccolo borghese con aspirazioni anche sociali, lui (se non fosse il carismatico Ryan Gosling, con il suo passato artistico da duro) una specie di idiota buono – senza fratelli Coen -, senza arte né parte, senza ambizione alcuna. Tutto è già avvenuto nella loro storia d’amore, tutto è dichiarato, tutto è pronto a rompersi, ma Cianfrance utilizza il racconto su vari piani temporali: quando i due non si conoscono ancora, quando vengono a contatto, quando decidono di sposarsi e, adesso, sull’orlo del distacco. Questa è l’unica scelta registica di valore e in parte originale, mentre narrativamente c’è forse qualcosa di nuovo nell’esprimere bugie, crisi di nervi, reazioni, fragilità, più nel tono che nella sostanza. Insomma, vari piani dell’amore e relative conseguenze, di anime divise ma che non si arrendono.

39 scalini; I (Alfred Hitchcock, 1935)- dal romanzo di Buchan

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39scalini-1935Nel mese di Aprile del 1980 Alfred Hitchcock (Londra 13/08/1899- Los Angeles 29/04/1980), dopo quattro anni faticosi per i problemi di salute, dovette abbandonare il set del mondo; in questi giorni (4 Aprile 2013), sta uscendo nelle sale il film Hitchcock (regia Sasha Gervasi, Usa 2013) ispirato al libro di Stephen Rebello, Hitchcock. L'incredibile storia di Psycho (Il castoro, gennaio 2013; riedizione de Alfred Hitchcock and the Making of Psycho del 1998).

È da cogliere pertanto l'occasione di soffermarsi a considerare The 39 steps rappresentante un segmento della vita e dell'opera cinematografica del regista dei successivi (e maggiormente conosciuti). Intrigo internazionale, La finestra sul cortile, La donna che visse due volte, Alfred Hitchcock ricordato da François Truffaut quale "uomo timido che nella sua vita aveva finito per intimidire", cineasta che ha realizzato i propri film "con un'accuratezza straordinaria, una passione esclusiva, un'emotività estrema dissimulata da una non comune maestria tecnica" (Prefazione all'edizione definitiva dell'intervista).

Urban Sprawl (GMT, 2011)

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gmt-urbansprawlUrban Sprawl è un gioco edito dalla GMT Games nel 2011 e ideato dalla prolifica mente di Chad Jensen, autore capace di cimentarsi tanto bene nei wargames (Combat Commander e Fighting Formations sono tra i titoli più venduti dall’azienda negli ultimi anni) quanto negli eurogames. Urban Sprawl entra di diritto in quest’ultima categoria di giochi e ci mette nei panni di un costruttore che ha il compito di sviluppare una piccola città in una grossa metropoli.

Partiamo con analizzare il contenuto della scatola: il grosso tabellone raffigura una griglia di strade che si intrecciano e formano i lotti su cui andremmo a costruire i vari edifici, c’è un mazzetto di banconote, un mucchietto di cubetti in 4 colori che serviranno per demarcare la proprietà degli edifici, un grosso sacchetto pieno di tasselli edificio nei 5 colori che ne contraddistinguono il tipo (parchi, commerciali, civici, residenziali e industriali) e due mazzi di carte divisi in carte permesso e carte contratto. Questo è grosso modo tutto ciò di cui disporremo per sviluppare la nostra metropoli.

Giustizia militare e popolazione civile nelle guerre risorgimentali degli anni Sessanta – complicità, provocazioni, equivoci e risse

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risorgimentob. “Complicità”

Un modo di amministrare la giustizia del tutto tollerante di fronte agli episodi ritenuti meno rilevanti. Soprattutto quando le infrazioni erano compiute all’esterno dell’esercito oppure si ponevano al limite del reato militare. La vendita del corredo o parte di esso poteva essere considerata come una mancanza grave, ma anche un illecito “ordinario”, come l’acquisto di oggetti non appartenenti al venditore. Le donne coinvolte come complici in questo diffusissimo reato rimanevano, comunque, sullo sfondo di una vicenda che processualmente rimaneva confinata nell’ambito militare, trascurando l’individuazione dei complici civili.

Superman (Richard Donner, 1978)

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superman-1978Siamo alla fine del film: Superman ha appena consegnato alle autorità il super cattivo Lex Lutor e salvato la vita della sua amata Lois Lane. Il direttore del carcere, riconoscendo in lui una sorta di divinità, lo ringrazia.

«No, Signore! Non mi ringrazi, facciamo parte della stessa squadra. Buonanotte!» risponde prontamente il supereroe, privandosi per un attimo delle effigie del Dio e riconoscendosi come parte integrante della comunità degli uomini. Perché Superman è un Dio (un’unione tra Zeus, Apollo, Atena, Eracle ed Ermes), ma è anche un uomo (pur essendo natio di un pianeta extraterrestre), che vive tra gli uomini, sotto le sembianze di Clark Kent, e riconosce i valori fondanti della democrazia occidentale in cui è cresciuto.