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Qualcuno da amare (Abbas Kiarostami, 2012)

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qualcunoamare-2012Abbiamo visto Qualcuno da amare regia di Abbas Kiarostami.

Il regista iraniano Kiarostami è diventato noto al pubblico negli Anni Novanta con film come: Close-up; E la vita continua; Sotto gli ulivi. Storie che vivono sulla linea impercettibile tra finzione e documentario, girate con timbro leggero e con uno sguardo attento e prezioso. Cinema fatto anche di Etica, dell’idea del coraggio e l’angoscia di sentirsi spaesati davanti al mondo e alle sue tragedie. Con Il sapore della ciliegia (Palma d'Oro a Cannes nel 1997), e con Il vento ci porterà via (Gran Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia del 1999), Kiarostami ha raggiunto il suo massimo splendore ed è diventato un ‘divo’ internazionale; grazie anche a Godard – sempre molto parco di complimenti nei confronti dei colleghi – che aveva dichiarato “Il cinema inizia con Griffith e finisce con Abbas Kiastorami”, mentre Martin Scorsese ha detto che Kiarostami rappresenta il livello più alto di un regista cinematografico. Roba da far girare la testa al più robusto degli uomini di Cinema. Poi la repressione in Iran e il divieto della proiezione dei suoi film per dodici anni lo hanno allontanato dal suo Paese.

grande bellezza; La (Paolo Sorrentino, 2013)

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grandebellezza-laBuio in sala. “Silenzio”, sussurra uno spettatore ad un distratto personaggio che parlava maleducatamente al cellulare. E silenzio fu. In quell’istante anche l’aria odorava di grandezza.

Accennare brevemente la trama del film potrebbe essere d’aiuto, ma anche completamente inutile. Roma. Il sessantacinquenne Jep Gambardella (Toni Servillo), è un giornalista, critico, tuttologo e scrittore (quarant’anni prima aveva scritto L'apparato umano; suo unico libro). Sul suo terrazzo, aperto alla vista sull’Anfiteatro Flavio (il Colosseo, per intenderci), festeggia il proprio compleanno attorniato da amici piuttosto originali, sia nel vestire, sia nel modo di essere. In realtà non si tratta di una novità, Jep trascorre parecchie serate tra feste, ricevimenti e inaugurazioni, con ospiti, spesso le medesime persone, legati alla politica, alla cultura, allo spettacolo ed alla chiesa. Feste ben fornite di musica, alcol, sesso e cocaina.

Last Updated on Monday, 17 June 2013 14:32

Roveri A., Mussolini e Berlusconi, 2013

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roveria-mussoliniberlusconiAlessandro Roveri, Mussolini e Berlusconi, Ferrara, Faust Edizioni, 2013, € 14.90

Un titolo volutamente provocatorio quello del nuovo volume scritto dal Professor Alessandro Roveri, già docente universitario a Roma e Ferrara. Tuttavia la provocazione, quando è fine a se stessa, diviene sterile, invece in questo caso sembra foriera di interessanti riflessioni, che vanno aldilà delle più immediate somiglianze tra i due personaggi del titolo. Pamphlet storico, j’accuse puntuale e documentato contro la deriva personale del potere, in realtà il volume è una storia del periodo che va dalla fine degli anni 80’ ai giorni nostri, trent’anni di storia italica caratterizzata dalla sistematica demonizzazione della magistratura, perpetrata prima da Craxi e Cossiga, infine da Berlusconi.

casa; Nella (Francois Ozon, 2013)

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casa-2013Abbiamo visto Nella casa regia di Francois Ozon.

Ozon è un ancor giovane regista francese che nell’arco di poco più di dieci anni ha realizzato ben 14 film. Storie completamente diverse le une dalle altre, di impostazione prevalentemente borghese e intellettuale. Il primo film La famiglia è simpatica con toni grotteschi e surreali, racconta il declino morale di una famiglia di periferia. L’anno dopo gira Amanti criminali, con toni gotici riprende la fiaba di Hansel e Gretel, in cui due adolescenti di nome Alice e Luc decidono di uccidere un loro compagno di scuola e inserendo una variante morbosa e voyeuristica. Tra gli altri gira successivamente le commedie noir 8 donne e un mistero e Swimming pool. Nel frattempo realizza un trittico più uniforme ma ancor meno omogeneo detto, la trilogia del lutto: Sotto la sabbia, poi Il tempo che resta e nel 2009 Ricky – una storia d’amore e di libertà in cui ad un bambino crescono le ali di un angelo.

Hitchcock (Sacha Gervasi, 2013)

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hitchcock-2013Abbiamo visto Hitchcock regia di Sacha Gervasi.

Ai tempi in cui si viveva di passioni, il Cinema ne era parte integrante sia per chi lo faceva che per chi lo vedeva e amava semplicemente. Il Cinema era d’autore o non era. Nel tempo c’erano stati quelli che si erano schierati con Chaplin e quelli con Buster Keaton, quelli che erano per Lubitsch e quelli con. E in Italia c’erano i felliniani e quelli che si schieravano con Antonioni. E invece per chi lo faceva il Cinema ci sono mille aneddoti… si racconta che Godard tolse il saluto a Truffaut per la scelta di alcune inquadrature che il secondo aveva girato. Tutti grandi autori ma con etica ed estetiche diverse. Poi c’erano gli altri e tra i molti il grande Alfred Hitchcock messo nel cantuccio dei registi di genere e quindi meno importanti e necessari; fu la Nouvelle Vague, proprio dei Godard e dei Rivette, e i Cahiers du Cinema di Andrè Bazin a sdoganare l’autore inglese e collocarlo in quello di Autore tra gli Autori.

Buchan J., I trentanove scalini, 2004 – ispirazione per Hitchcock

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buchanj-trentanovescalini20John Buchan, I trentanove scalini, Gruppo Editoriale Newton, 2004

L'edizione integrale del romanzo giallo The Thirtynine Steps (I trentanove scalini, 1915), dello scrittore scozzese John Buchan, edita dal Gruppo editoriale Newton (2004; la precedente identica nel 1993), presenta in copertina un fotogramma in bianco e nero del film The 39 steps (A. Hitchcock, 1935), in cui si staglia chiara e nitida la sagoma dell'attore Robert Donat, nei panni (nonchè impermeabile e cappello), di Richard Hannay, il protagonista del romanzo in questione.

Last Updated on Saturday, 15 June 2013 10:54

grande Gatsby; Il (The Great Gatsby, Baz Luhrmann, 2013)

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grandegasby-2013Chi ha accolto con poco entusiasmo l’ultima versione cinematografica del romanzo di Francis Scott Fitzgerald ha ancora probabilmente in testa il film del 1974 con Robert Redford. Baz Luhrmann, si sa, non è James Ivory, né Luchino Visconti. E’ quello che ha ambientato Romeo e Giulietta di Shakespeare nella contemporaneità, facendo però parlare i personaggi con le battute originali del dramma. Qui ritroviamo Leonardo Di Caprio nei panni di uno dei personaggi più ambivalenti della letteratura, ovvero Jay Gatsby. Panni che indossa perfettamente, peraltro. Capelli biondi, espressione di uno di cui ci si può fidare, ma allo stesso tempo lineamenti che in poco tempo si fanno rigidi: Di Caprio sembra il Gatsby del romanzo fatto persona.

Last Updated on Saturday, 01 June 2013 16:57

David Bowie "The next day" (2013)

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bowiedavid-thenextdaySono passati dieci anni dall'ultimo disco di David Bowie, ed ecco che il "duca bianco" se ne esce con un nuovo album, dal nulla, come se fosse semplicemente il giorno dopo l'ultimo concerto. "The next day" (ISO/Columbia, 2013) è proprio il titolo del nuovo (e totalmente inatteso) lavoro di David Bowie, musicista che non ha mancato di spiazzare e cambiare, nel corso della sua lunga carriera artistica, incarnando di volta in volta un diverso personaggio/caricatura del sistema delle rockstar (dal glam al pop, mod, elettronica, e altro ancora). Audace e sublime è la scelta di riciclare la copertina dell'album simbolo di Bowie, "Heroes" (RCA, 1977), sia sul fronte sia sul retro del disco, con sopra appiccicato un semplice quadrato bianco con scritta nera, il titolo dell'album: forse il tentativo di rendere superficiale e improvvisato un disco che invece non lo è per niente, tanto è ben curato il suono e la scelta dei musicisti. Se la voce di David Bowie non è infatti all'altezza dei fasti passati (ma con ancora qualche cartuccia da sparare), la musica e gli arrangiamenti sono ben calibrati, coniugando molta dell'estetica e del gusto dei dischi passati del cantante inglese con i pregi della strumentazione di oggi.

J. Conrad, L’agente segreto, 2012

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conradj-agentesegretoJoseph Conrad, L’agente segreto, Milano, Newton Compton, 2012, pp. 256, € 4,90

Joseph Conrad, conosciuto più che altro per i suoi romanzi e racconti di mare, ha anche scritto dei romanzi “di terra”, Sotto gli occhi dell’Occidente e L’agente segreto. Entrambi fanno parte, insieme a Nostromo, ai cosiddetti romanzi politici dello scrittore di origini polacche. Che L’agente segreto sia un romanzo politico, non vi sono dubbi. Siamo a Londra, all’inizio del Novecento. Al centro c’è un uomo pigro e silenzioso, il signor Verloc, il cui aspetto lascia intuire che egli sia tutto fuorché una spia. In realtà, il signor Verloc si dibatte non tra due, ma ben tre vite diverse. La prima è quella di marito noioso, ma tutto sommato paziente, di una donna di buon senso, benché poco incline a scavare sotto la superficie delle cose. In secondo luogo, Verloc è infiltrato in un gruppo di rivoluzionari russi, che comprende Michaelis, un ragazzone reduce dal carcere, e il compagno Ossipon, conosciuto per le sue qualità amatorie. Infine, Verloc è una spia al servizio di un’ambasciata straniera, presumibilmente russa.

Mario Luzi - I versi dal 1935 al 1965; dall’incantesimo dello “sguardo sospeso” al discorso con gli altri

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luzzimarioE’ opportuno ricordare che le prime raccolte poetiche di Mario Luzi risentono di derivazioni ermetiche come pure di influssi tardo simbolisti francesi legati agli studi universitari (tesi di laurea su François Mauriac). Ma è importante aggiungere che il poeta, se non ha smentito, non ha comunque accettato di essere definito semplicemente “ermetico”, anzi. Quando gli veniva ricordato che la sua poesia del 1940, Avorio (“Avvento notturno”), priva di divisioni strofiche, era presentata in quegli anni come un manifesto dell’ermetismo (dopo le lezioni universitarie fiorentine del professor Giacomo Devoto), egli affermava di non sapere cosa fosse l’ermetismo (M Luzi, La ferita nell’essere, cit., p. 7).

Giustizia militare e popolazione civile nelle guerre risorgimentali degli anni Sessanta – complicità, provocazioni, equivoci e risse

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risorgimentob. “Complicità”

Un modo di amministrare la giustizia del tutto tollerante di fronte agli episodi ritenuti meno rilevanti. Soprattutto quando le infrazioni erano compiute all’esterno dell’esercito oppure si ponevano al limite del reato militare. La vendita del corredo o parte di esso poteva essere considerata come una mancanza grave, ma anche un illecito “ordinario”, come l’acquisto di oggetti non appartenenti al venditore. Le donne coinvolte come complici in questo diffusissimo reato rimanevano, comunque, sullo sfondo di una vicenda che processualmente rimaneva confinata nell’ambito militare, trascurando l’individuazione dei complici civili.