Rosario Buonassisi, Come vivere a bordo. Le regole d’oro per vincere lo stress da navigazione nelle esperienze di un velista doc, Milano, Mondadori, 1997, pp. 153, Lire € 9,30 Da amante dei lemmi quale, ahimè, riconosco essere, quella raccolta di termini attinti dal linguaggio della marineria a vela italiana con cui Buonassisi chiude Come vivere a
bordo, lo devo ammettere, calamitò la mia attenzione di Lettore. Mi ricordò una mastodontica Enciclopedia del Mare uscita a fascicoli in edicola negli anni Settanta dello scorso secolo, fascinosa, agli occhi della sottoscritta adolescente, più per i nomi strani di strumenti e di pesci che per le fotografie aeree dei porti italiani.
Nel raccontare le proprie esperienze, incidenti e amenità, Buonassisi intreccia luoghi - «Una volta, in Egeo» (p. 82); «Una volta stavamo uscendo dal golfo di La Spezia» (p. 48) – e termini (nodo, quadrato, mura, assumono significato “altro” dal consueto), suggerendo l’idea di un mondo nautico da esplorare, e, in alcuni casi, a cui sopravvivere a guisa di novelli “Ulisse”.
Accostarsi a tale mondo semisconosciuto affidandosi all’essenziale glossarietto di Buonassisi è quindi utilissimo, come a suo tempo ci si immerse nel Decamerone del Boccaccio attingendo al glossario di lemmi della società italiana nel Trecento redatto da illustri commentatori, oppure come attualmente si tenta di calarsi nell’India moderna con il romanzo Lo specchio si fa verde a primavera (A mirror greens in spring), di Selina Sen, la cui lettura è agevolata dal glossario che conta circa trecento lemmi indiani presenti nel testo.
Mondi sentiti distanti, che si avvicinano al Lettore di altri tempi e d’ altre culture tramite la condivisione del linguaggio.
Accostarsi. Non, dunque, soltanto per memorizzare L’etichetta di bordo: poca ma razionale (p. 79) nel caso si attraccasse o gettasse l’ancora, in modo da far notare a tutti di saper addugliare le cime, abbisciare le scotte, far su le drizze, gerlare le vele e spiegare il tendalino, quanto per bagnarsi, appena appena, i piedi in un’acqua invitante e comprenderne la descrizione particolareggiata e appassionatamente tratteggiata da Buonassisi nelle prime cento pagine del volume.
La voglia di tuffarvisi scatta repentina -il Lettore indosserà a mo’ di salvagente il glossarietto- felice di rinfrescarsi in un mondo, quello marinaresco, per il quale gli abitanti hanno dato vita ad un vocabolario tanto essenziale a scanso d’equivoci per i familiari, quanto incomprensibile per gli estranei.
La si può definire pertanto saggia, la scrittura di Buonassisi, dal momento che riesce a far sentire al Lettore il calore e lo spessore di quel mondo linguistico in continua evoluzione (per influenze di marinerie estere, immissione di voci dialettali di derivazione costiera italiana, senza dimenticare i neologismi derivanti da nuova strumentazione e conoscenza nautica) accompagnandolo nell’immersione nella quotidianità a bordo con l’intento di arginare «il rischio che, a forza di cambiamenti e di innovazioni, il vigoroso ed espressivo linguaggio marinaresco di un tempo vada perduto» (p. 145). Espressione di un microcosmo, quella realtà linguistica, sorta di lessico familiare che deve essere assimilato. Composto da lemmi di uso corrente che devono essere correttamente assimilati «nel loro giusto significato da tutti i presenti a bordo» (p. 31), codice aperto d’una grande famiglia -«non c’è nemmeno bisogno che chi è impegnato in una manovra e non ce la fa chieda aiuto» se appena possibile gli si dà una mano di propria sponte o si sia pronti ad intervenire se richiesto- forse un po’ snob, forse timorosa d’essere assediata dalla curiosità dei non addetti, per la quale, tuttavia, il rispetto degli spazi psichici e fisici degli individui, pare essere in primissimo piano.
Molte pagine, infatti, sono riservate da Buonassisi a sottolineare come l’andar per mare illumini qualsiasi angolo recondito della personalità d’ognuno, facendo affiorare pregi e difetti, nonché capacità d’affiatarsi al resto dell’equipaggio in spazi ristretti ed in manovre necessarie senza le quali la sicurezza di tutti viene a mancare. Atteggiamenti egoistici e capricciosi devono essere evitati, consiglia per esperienza Buonassisi, onde evitare l’intervento di Skipper e nostromo: i pacificatori occulti (p. 69), e al fine di mantenere serena l’atmosfera, resa tale essenzialmente da turni rispettati e da Tolleranza, educazione e disciplina (p. 77), a bordo e, di conseguenza, a terra. Venendosi a creare infatti un sistema simbolico, di vocabolario e di regole di vita, che esprime un modo d’essere, «un legame che fa sentire più che amici e crea un rapporto che non si interrompe quando si sbarca, ma tende a durare per sempre».
Così, per attuarsi concretamente, tale comunicazione tra lupi di mare e profani -chiunque lo è, profano, un attimo prima d’imparare, vedi Nessuno nasce “imparato” (p. 30), e lo fu pure Buonassisi: «chilometri (a quel tempo, per me, miglio era una parola esotica dal significato poco chiaro)» (p. 10)- trova il canale più congeniale nella passione del Nostro per un vero e proprio microcosmo, la barca da diporto.
Se per vivere e sopravvivere in tale ristretto mondo, specchio dell’universo umano esterno, Buonassisi fornisce una ricetta unica per trascorrere crociere indimenticabili, la metafora culinaria che accompagna il Lettore nella prima parte del volume, a metà tra l’aneddotico e il manualistico, si rende tangibile in quaranta pagine di ricette, adattate o inventate dallo stesso Autore: Tartine alla carne in scatola, Romesco, Spaghetti bianchi e rossi alle vongole “a mare”, Katakukko, Baccalà “PilPil”, Trippelle, Ratatouille (versione semplificata), Ova spongia ex lacte (crespelle al miele), tanto per citarne alcune, tutte quante da collaudare, tutto sommato, a casa. Spunti per chi non abbia la vocazione del cuoco, o per chi abbia poco tempo per la pausa pranzo, poiché, fermo restando che «il sacrosanto desiderio, comune a tutti coloro che prendono parte a una crociera [è] di rimanere il minor tempo possibile di fronte ai fornelli» (p. 104), lo scontro impari a lancette tra tempi di vita e tempi di lavoro, è quanto mai attuale...per tutti. Eh, sì, siamo davvero sulla stessa barca!

