Andrea Camilleri, il tailleur grigio, Milano, Mondadori, 2008, pp. 141, € 13,20Stile asciutto per il tailleur grigio, un testo in cui Camilleri ottiene la suspense sedimentando varie digressioni utili ad inquadrare il ménage della coppia in oggetto oltre che a dare spinta all’immaginazione del Lettore intrappolato tra la fàbula e l’intreccio.
«“la rinfrescata delle zone bianche”» (p. 47), cioè la definizione di una pratica amorosa di Adele (giovane seconda moglie), e Febo (funzionario di banca in pensione) nei primi anni di matrimonio, è una digressione, declinata al passato, in piena regola, un esempio di pausa descrittiva efficace nell’illuminare la sterilità del presente della vicenda che stenta a sopravvivere con la rendita della felicità del passato.
La tecnica narrativa, infatti, è quella consueta dei racconti lunghi di Camilleri, in quanto si innestano nella trama principale appropriate divagazioni che pongono in risalto il costante assestarsi delle reazioni di Febo alle differenze nel comportamento di Adele. Altre divagazioni, accendono faretti su aspetti apparentemente secondari della vicenda (ad esempio la rete di informazioni tessuta e sostenuta da Adele alle spalle del marito), aspetti sui quali ramificano gli
abituali riferimenti relativi alla cronaca attuale -«Oggi tutta l’Italia vive sul prestito e le cambiali e quindi sarebbe un affare certo» (p. 63), a proposito del progetto finanziario proposto a Febo-, e alla scrittura (le tre lettere anonime; la lettera rivelatrice di Adele all’amica Gianna; il promemoria di Adele sul «foglietto appallottolato»).Rimanda al futuro di Adele, post-Febo, si potrebbe dire, l’intreccio de il tailleur grigio, sorta di tragica indagine sui tradimenti di una donna verso la quale il marito si mostra ora indulgente ora sprezzante per lasciare sempre e comunque un varco aperto alla speranza nascosta nel cuore, come Camilleri stesso anticipa e posticipa risposte e fatti con la sua scrittura.
L’asse portante di questa fàbula in cui l’abito (la sovracopertina con L’amante di Gianni Maiotti non rende l’idea dato che tailleur è un completo giacca e gonna), è l’espressione meno amara di un particolare evento, non è scalfito minimamente: l’ordine logico e temporale di questa indagine sulla verità (infedeltà della moglie/tumore alla prostata) del protagonista, ha purtroppo un proprio timer naturale (età della donna/progressione della malattia), pur se la scrittura di Camilleri può leggersi ne il tailleur grigio quale enorme eufemismo.
Se inoltre il tempo biologico dell’essere umano è già programmato nel DNA la scansione temporale della fàbula, vale a dire il reale corso degli eventi non lascia scampo. Nulla è lasciato al caso, si potrebbe dire, nulla al libero arbitrio - «Un colpo in testa. E avrebbe definitivamente fottuto Adele»- tanto che il racconto stesso, attenuante per una realtà omicida, ad un certo punto, appare quale grande divagazione, un excursus dilatato, l’unico adatto alla fàbula eterna, il destino.
Mi viene da pensare che tanto quanto è palese chi sia investito del ruolo della vittima ne il tailleur grigio, allo stesso modo chiaramente voglia essere individuato quale sia il colpevole per Camilleri, ossia l’associazione di stampo estraniante, quell’insieme di supposizioni, certezze, immaginazioni, illusioni e disillusioni («Dove era andata a finire Barbie. Quante volte l’aveva, dintra du lui, chiamata accussì», p. 133), insomma l’insieme di pretesti, per non dire colpevoli alibi che attenuano la portata delle scelte («Per un attimo, fu assurdamente contento di essersi ammalato»), alibi che versano bustarelle alla speranza che ciò che sembra non sia. Oppure che il non-detto abbia altre parole, meno crude di quelle che potrebbero essere dette.
Ne il tailleur grigio, tuttavia, la comunicazione è fintamente negata, malgrado molte situazioni (i momenti in cui interagiscono Adele, Febo e Daniele, il nipote, oppure Febo ed i medici) alimentino nel Lettore la sensazione di incomunicabilità: la lettera rivelatrice non è imbustata, bensì lasciata incompiuta sulla scrivania quasi si desideri che venga rinvenuta e letta; il foglietto è semplicemente appallottolato, ancora leggibile, non irrimediabilmente strappato. Ciò nonostante, Camilleri privilegia il simbolico come veicolo primo di trasmissione, il tailleur grigio di Adele, già “macchiatosi” del sangue di un altro uomo amato, nella cui trappola amorosa senza dubbio, di nuovo - per «darle conforto?(…) darle molto comfort?» (p. 59)- qualcuno cadrà.
Anche il sogno premonitore è fonte d’informazione, insospettisce Febo, gli comunica una intuizione determinante, tale e quale a quella che rintracciamo nel sogno che apre la narrazione de Il campo del vasaio (A. Camilleri, Sellerio, 2008, pp. 9-16). A proposito, il Lettore attento troverà piacevolmente curioso sapere che due elementi fondamentali di altrettanti romanzi di Camilleri si ritrovino nel medesimo testo di una canzone di De Andrè. Infatti, sia il riferimento all’abito de il tailleur grigio (febbraio 2008), che all’omicidio de Il campo del vasaio (marzo 2008), si trovano nel testo di Se ti tagliassero a pezzetti, una delle otto canzoni (la settima) dell’album “Indiano” (datato 1981): “T’ho incrociata alla stazione/che inseguivi il tuo profumo/presa in trappola da un tailleur grigio fumo/i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino…” (Canzoni di F. De Andrè-M. Bubola), recita il testo, per non parlare del titolo della canzone che descrive il delitto di mafia attorno al quale ruota appunto la nuova indagine di Montalbano ne Il campo del vasaio.
Siamo Lettori caduti nella fascinosa rete dell’intertestualità o nella trappola della “cooperativa” di Shakespeare di montaliana memoria (come qualche maligno inizia ad insinuare)? Mi piace pensare che l’intensa ed estesa produzione di De Andrè equivalga, per i posteri, alla produzione generosa di un Leonardo Da Vinci, sia che si tratti di memoria poetica, di citazione più o meno volontaria, o che si tratti di calco contenutistico oppure di affettuosa ripresa concettuale.
Buona lettura (e buon ascolto).

