Pierre Christin, Enki Bilal, Le falangi dell’ordine nero, Fabbri/Dargaud, 1979 Una storia datata, si potrebbe dire, quasi gerontofila. Di prima del “muro”, potremmo aggiungere. Appartenente al secolo scorso, quello in cui le “ideologie” segnavano la vita degli uomini. Un racconto lontano dalla sensibilità dei nostri giorni, sembrerebbe,
quello scritto da Pierre Christin e illustrato da Enki Bilal (con l’aiuto di Patricia Bilal), le cui radici affondano nella guerra civile spagnola e sembrano ricordare, tra i tanti, alcuni passaggi di George Orwell, Omaggio alla Gatalogna (1938), oppure il film di Ken Loach, Tierra e libertad (1995).
Allora, perché parlare di un fumetto così datato? La storia, potremmo rispondere. Quella con la “s” minuscola, ossia fatta da uomini che inseguono se stessi come se fossero i loro fantasmi. Non solo. L’apertura -l’introduzione- Il sonno della ragione genera mostri (Goya); ben di più di una frase allegorica, piuttosto l’amara sintesi della narrazione. Poi, come suggerito da Ugo Pratt, ci troviamo di fronte a un buon brano di “letteratura disegnata”, avvincente, complesso e ricco di colpi di scena.
I disegni di apertura e di chiusura del volume suggeriscono al lettore di avere tra le mani la rappresentazione di avvenimenti realmente accaduti; entrambi ricordano una vecchia fotografia, in particolare il secondo, in cui sono ripresi tutti i personaggi come erano nel 1938. Eppure le vicende raccontate accadono alla fine degli anni Settanta, apparentemente poco prima della pubblicazione del volume. I protagonisti, quindi, appartengono alla terza età, quella degli “anta”, dai sessanta ai settanta.
Una storia che si apre con il massacro degli abitanti di un piccolo villaggio aragonese operato da una nuova fazione terroristica di destra “Le Falangi”, composta da reduci franchisti. Una vendetta. Una resa dei conti arrivata dopo quarant'anni. Ad un vecchio cronista del Daily Telegragh, reduce di quella guerra e di quella parte del fronte, non sfugge il legame tra il villaggio, quegli uomini e… la sua brigata internazionale. Quello era il luogo degli scontri più aspri. Allora… il tempo non è passato. La guerra non è finita. Chi può combattere quella vecchia, nefasta e necrotica, ideologia se non i cavalieri dell’ideologia che vi si è sempre opposta? Le due parti si sfioreranno spesso, con perdite su entrambe le barricate, nel continuo tentativo della nuova brigata di impedire gli attentati che “Le Falangi” stanno compiendo in giro per l’Europa (Italia compresa, con il rapimento di un esponente del PCI). Lo scontro però non è tra terrorismi. Lo stesso “terrorismo” di sinistra fa una pessima figura giacché combatte la democrazia invece della “vecchia estrema destra” autoritaria e dittatoriale. Gli strumenti di lotta, dunque, sono diversi; se da una parte si compiono attentati contro la “massa” dall’altra si cerca di colpire il bersaglio ossia l’avversario. Due ideologie, due visioni della “vita” a confronto.
Tuttavia, l’aspetto ideologico è solo il grande cappello sotto cui si svolge la storia, ma sono le vicende umane che, progressivamente, acquisiscono grande rilievo. In particolare lo sconcerto dei “brigatisti” di fronte al totale disinteresse delle istituzioni e della sinistra, davanti a vicende che considerano lontane nel tempo e legate ad una guerra finita e persa. Eppure i morti sono sempre attuali o, meglio, contemporanei.
Non mi dilungherò oltre né sulla trama, né sui personaggi. Intendo lasciare al lettore il piacere di scoprirli. Poche parole sul finale. Lo scontro diretto a cui sopravvivrà solo “l’intermediario” (che rivedremo in qualche altra occasione nelle avventure narrate da Christin) ed il vecchio cronista: “vivo? Me lo chiedo, a volte. Sì, dalla casa di pescatori delle isole Ebridi, da dove scrivo questa storia, di fronte al mare ghiacciato, mi chiedo se non sono morto anch’io o se è il mondo che è morto per me, perché sono diventato troppo vecchio per lui. Io Jefferson B. Pritchard, che ho fatto massacrare tutti i miei amici per una ragione di cui non riesco più veramente a ricordarmi…” è la delusione per aver lottato senza essere stati compresi. Allora come ora è l’indifferenza che rende possibile le dittature.
Ops! Il fumetto? L’idea della “letteratura disegnata” porta a valorizzare lo svolgimento della narrazione pensata da Pierre Christin (che dal secondo lustro degli anni Sessanta collaborato con Jean-Claude Mézières alla realizzazione di numerose narrazioni apparse sulla rivista francese Pilote, comprese le avventure fantastiche di Valérian and Laureline), ma non dobbiamo dimenticare il disegno. Le tavole di Enki Bilal (Patricia Bilal ha colorato gli esterni), hanno il tratto chiaro, limpido e privo di sbavature del grande artista, mentre i colori imprigionano la storia in un mondo cupo. Questo lavoro (compreso nelle storie surreali intitolate Légendes d'Aujourd'hui), ha rappresentato per Bilal un punto di partenza che lo porterà ad essere ideatore e disegnatore della serie Nikopol (La Foire aux Immortels, La Femme Piège e Froid Équateur), per arrivare a Quatre? (2007), l’ultimo episodio della tetralogia Hatzfeld. Per chiudere vale la pena di ricordare che la trilogia di Nikopol è alla base del gioco per PC Nikopol: Secrets of the Immortals, uscito negli stati uniti alla fine di agosto 2008.

