In un concerto lirico-vocale non è strettamente necessario proporre sempre “arie” celebri tratte dal cosiddetto repertorio popolare. Ed è proprio ciò che ha fatto il soprano Elisabetta Gurioli nel concerto che ha tenuto nel Ridotto del Teatro Concordia di
Portomaggiore il 30 gennaio 2009. D’altra parte, la cantante stessa è promotrice di un progetto – partito nel 2002 – che si propone di diffondere l’opera lirica appunto in tutti i suoi aspetti, ruolo che lei esercita intensamente in molti teatri italiani (e non solo). Ho avuto la fortuna di assistere più volte a suoi concerti, rilevandone le ottime capacità, che vanno da una grande estensione vocale al nitido timbro ed una buona dizione, insomma un ampio talento ed una gran duttilità! In effetti, lo ha dimostrato anche nell’esibizione del 30 gennaio che io stesso ho avuto la fortuna di presentare. Lo spettacolo è stato organizzato dall’attivissimo Circolo Musicale Mafalda Favero, sempre attento alla scoperta di giovani artisti.
Abituati ad ascoltare Elisabetta Gurioli in brani famosi, tratti da altrettante famose opere (Traviata, Madama Butterfly, Trovatore, Tosca, ecc.), l’abbiamo invece seguita attentamente in una serata dedicata ad “eroine” di opere classificate “minori” e che meritano, al contrario, di essere ascoltate e di entrare nel repertorio tradizionale. Non sto parlano, qui, di un compositore qualsiasi, bensì di Gaetano Donizetti, il quale – dopo Verdi, ovviamente – è il musicista di maggiori capacità nel panorama operistico italiano. L’autore bergamasco è noto soprattutto nel campo dell’opera buffa e semiseria, come ben testimoniano Don Pasquale, L’elisir d’amore, La fille du régiment, e non abbastanza apprezzato nel campo drammatico (a parte Lucia di Lammermoor). Ebbene, è sufficiente ascoltare Lucrezia Borgia od Anna Bolena per rendersi conto che Donizetti – autore di ben settanta opere! – meriterebbe un’ampia rivalutazione! Elisabetta Gurioli ha fornito una chiara prova di quanto affermo, proponendo in apertura una bellissima aria da Lucrezia Borgia («Com’è bello!»), seguita dall’immancabile cabaletta («Si voli il primo a cogliere»); poi, con la struggente aria conclusiva della medesima opera («Era desso il figlio mio»). Di Anna Bolena con l’aria «Al dolce guidami» ha offerto un’interpretazione appassionata e di grande intensità emotiva, e da Maria Stuarda (sempre di Donizetti) la romanza «O nube che lieve». Sempre rimanendo in tema di opere “minori”, ci ha poi proposto una specie di delicata preghiera («Sempre all’alba ed alla sera») da Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi. Ha terminato il concerto infiammando il pubblico con la celebre «Quando m’en vo’» (La Bohème), che la civettuola “Musetta” canta nella distesa di “Chez Momus”, celebre café parigino. Il soprano è stato accompagnato al pianoforte dalla valente professoressa Sara Sommacal, la quale si è esibita in due particolari “assolo”, in linea con la serata operistica: «E lucean le stelle» (Tosca) e l’«intermezzo» di Cavalleria Rusticana. In chiusura, l’entusiasmo del pubblico con la richiesta di “bis”, è stato ampiamente ripagato, poiché la cantante ne ha concessi addirittura tre, a testimonianza della sua generosità per l’apprezzamento che il pubblico stesso le ha dimostrato; stima che Elisabetta Gurioli merita senza alcun dubbio, come merita tanto successo per le sue ottime qualità artistiche.
La scheda di Luciano Montanari

