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Scozia. Capitolo primo: la viabilità

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Fotografia di Elena Rimondo      Se si pensa che Napoli sia la città più pericolosa per un pedone, ci si sbaglia di grosso. Chi direbbe che la bucolica Scozia, terra di pecore, colline erbose levigate dal vento e affabili abitanti, sia in realtà uno dei luoghi in cui i pedoni hanno vita dura?
       Bisogna tener conto, è vero, del fatto che i continentali partono svantaggiati, non essendo abituati alla maniera inglese di guidare. Gli indigeni si riconoscono subito dagli stranieri dal piglio sicuro con cui si accingono ad affrontare la traversata della strada, mentre i “foresti” continuano, anche dopo mesi, a mettere con cautela il piede nella carreggiata, mentre nella loro mente è in corso un ragionamento essenziale per la loro incolumità. Appena si giunge in Gran Bretagna, si perde ogni certezza e persino le nozioni di “destra” e “sinistra” (non politicamente parlando, s’intende) diventano idee confuse. Un atto così semplice come quello di attraversare la strada, cui siamo abituati fin da bambini, diventa una vera e propria impresa in un Paese in cui il modo di guidare è opposto. Si fa presto a dire che basta mettersi in testa di guardare prima dalla parte contraria a quella in cui si faceva attenzione prima di partire. Infatti, è così naturale voltare lo sguardo verso la direzione da cui ci si aspetta che arrivino le auto che non ci si rende conto, al momento di attraversare, che forse le cose potrebbero non essere universalmente valide. Ma spesso ce se ne accorge quando ormai è troppo tardi e, se le cose vanno bene, si retrocede con un misto di vergogna, senso di colpa, nervoso. Mentre l’automobilista frena di colpo e impreca, il povero pedone si chiede cosa ci fosse di sbagliato nel procedimento e si accorge dopo un nanosecondo che, in effetti, in Gran Bretagna è lui che ha sempre torto. Nella testa del pedone, sotto shock per il pericolo scampato, si mescolano pensieri che vanno dalle maledizioni verso l’automobilista, la rabbia nei confronti della testardaggine degli inglesi nel continuare a voler rifiutare di adattarsi all’Europa e agli Stati Uniti e, naturalmente, felicità per aver salvato la pelle. Questo, almeno, è quel che succede quando il pedone si trova a dover affrontare l’attraversamento di una strada senza il semaforo, il che accade abbastanza di frequente. Fotografia di Elena RimondoA parte i semafori per pedoni agli incroci, non esistono in genere le strisce pedonali. Inoltre, se in un incrocio non c’e’ il semaforo, per il disgraziato pedone è un dramma. Se vuole raggiungere la sua destinazione, deve guardarsi bene attorno. Tuttavia, sul più bello, quando la strada sembra libera e il marciapiede opposto è quasi raggiunto, ecco che, a tradimento, spunta una macchina che attenta alla sua vita. Ai sentimenti suddetti, si aggiunge l’incredulità, visto che l’aspirante attraversatore, per prudenza, aveva aspettato circa dieci minuti girando la testa a destra e a sinistra senza che nessuna auto provenisse da nessuna delle due direzioni. Il pericolo di morte scende leggermente in presenza di un semaforo. Per i pedoni non viene verde se non si preme il pulsante per “chiamare” il semaforo. Tuttavia, una volta premuto il pulsante, il verde viene alle calende greche. Può venire verde due volte consecutive per un senso di marcia ma non per l’attraversamento pedonale, cosicché, dopo un’interminabile attesa, sorge il dubbio che forse il semaforo non funziona ed è meglio darsi al fai-da-te. Si assistono così a disperati tentativi di attraversamento, che possono avere successo o meno. C’è una specie di congiura contro i pedoni, costretti a perdere dieci minuti ad ogni incrocio o a rischiare la vita. Alla fine, l’unica occasione in cui è sicuro attraversare è il sabato pomeriggio nella via principale della città, quando migliaia di persone intasano i marciapiedi e, al momento di attraversare, gli indigeni, che ormai conoscono il trucco dei semafori, sanno quando si può attraversare senza pericolo e, dietro di loro, si aggrega una massa di stranieri che si chiede come facciano ad essere così sicuri. Inoltre, quando finalmente viene verde, il pedone, anzi il maratoneta, ha circa 5 secondi per raggiungere il lato opposto, il che e’ un po’ complicato per chi non è più nel fior della gioventù. Come se non bastasse, sono frequenti certi segnali stradali di pericolo con disegnata una coppia di signori anziani intenti ad attraversare la strada e con sotto la scritta “Elderly people”, vale a dire “Persone anziane”. Più che un modo per mettere in sicurezza i pedoni, sembra una beffarda presa in giro.
       Viene da chiedersi come mai, invece di incentivare gli spostamenti a piedi e scoraggiare l’uso dell’auto, in Gran Bretagna siano favoriti gli automobilisti. Forse perché vogliono distinguersi dal resto d’Europa, per la stessa ragione per cui continuano a guidare a sinistra e usano le sterline.
 
       La scheda di Elena Rimondo

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