Andrea Camilleri, Maruzza Musumeci, Palermo, Sellerio, 2007, pp. 151, € 10,00E’ prosa aulica la scrittura di Camilleri in questo testo dalle pagine ricercate, cesellando quanto di musicalmente orale possa scriversi, ed in cui possa leggersi razionalità umana, magia e destino. E’ poesia aggiunta ad altra poesia il riferimento al Libro XII dell’Odissea citato in greco da Camilleri per bocca di Aulissi Dimare, pescatore morente biascicante d’una voce che lo «pigliò» a tradimento. E’ poesia quanto tratto dal VI e VII Libro riportato, sempre in greco, dalla vecchia Minica e da Maruzza durante il matrimonio notturno; è poesia «’na litania» successiva. Da una parte, vi è la parafrasi fatta persona - Gnazio, l’essere umano razionale, “quadrato”, sicuro e solido come la casa che costruisce ed allarga, non ama il mare, accetta in moglie Maruzza con «’sta fisima» di «addivintari sirena (…) a cangio di stascione», assecondante e succube di un unico incantesimo, da cui piacevolmente si lascia sorprendere: «sintiva crisciri la so forza d’omo come manco quann’era vintino» - dall’altra, personaggi femminili, forti come lo sono tutti i profili femminei nei testi di Camilleri, in Maruzza Musumeci tratteggiati con stile elevato, quasi solenne a sottolinearne la sopravvivenza nei secoli.
Le atmosfere suscitate dalla potenza poetica della prosa di Camilleri richiamano la ricca letteratura riguardante la Sirena, da Soldati ad Andersen (in alette di copertina Salvatore Silvano Nigro ne dà saggio), da Omero ai cartoons della Disney, aggiunge la sottoscritta, non dimenticando Angelo Ambrogini, detto Poliziano.
Una musica conosciuta, infatti, mi è ritornata in mente, quella de Le Stanze dedicate dal Poliziano al giovinetto Julo (Giuliano de’ Medici), somigliante a Gnazio, preso dalla caccia e dal pensier maschio, e non dall’amore, prima d’esser colpito dalla freccia di Cupido. Ed un incontro tra Gnazio e Maruzza, di cui nemmeno una parola cito proprio perché il Lettore possa riconoscerlo e goderne appieno, potrebbe essere paragonato per intensità a questi versi del Poliziano:
Volta la ninfa al suon delle parole,/ lampeggiò d’un sì dolce e vago riso/che i monti avre’ fatto ir, restare il sole:/ché ben parve s’aprissi un paradiso./Poi formò voce fra perle e viole,/ tal ch’un marmo per mezzo avre’ diviso;/soave, saggia e di dolcezza piena,/da innamorar non ch’altri una Sirena.
Se a Gnazio «gli vinni di vommitare» alla nascita della figlia che «fino alla panza era giusta» e sotto «squami» è perché Camilleri si rifà alla raffigurazione medioevale della Sirena, di questa creatura della mitologia greca secondo cui la metà inferiore era a forma di uccello. Se a Steven, che muore per mano dei «tidischi», sembra di udire voci e musica provenire dalla conchiglia «voci come ‘na cassa armonica (…) orchestra che faciva l’accompagno», si può ragionare che musicalmente parlando, sirenetta è un organetto che riproduce il canto di vari uccelli. E tanti altri sono i rimandi. Il fatto è che in centocinquantapagine, Camilleri ammalia i Lettori, incantando con le sonorità del “suo” siciliano, affascinando con la sua abilità di sedurre con le parole (scrivere non è talvolta un canto di sirena?). Doppiamente quando quel canto si traduce in spartito ad opera della grande sensibilità d’uno scrittore.
Ultima riflessione. E’ sicuro che, se Camilleri avesse introdotto il racconto con l’indagine riguardante la sparizione del picciotto pagato da Gnazio per portare l’acqua di mare alla cisterna costruita e riempita per i bagni di Maruzza, il Lettore si sarebbe trovato tra le mani una sceneggiatura degna d’un film di Hitchcock! Coincidenze straordinarie, momenti unici che si intrecciano al quotidiano, banalità di situazioni e personaggi pressoché inesistenti, tensione e narrazione forte.
Degno di considerazione Maruzza Musumeci, anche da parte di coloro che stanno spettando impazienti il ritorno di Montalbano.

