Benché la storia non si faccia con i se e con i ma, ogni tanto vale la pena chiedersi che cosa sarebbe successo se i fatti si fossero svolti diversamente, per esempio se Hitler fosse stato ucciso in un attentato. Ciò è esattamente quello che fa Tarantino nel suo ultimo film, al quale aveva cominciato a lavorare dieci anni or sono. Il risultato è un film, a suo modo, “storico” e di fantasia allo stesso tempo. Il comandante americano Aldo Reine decide si rabberciare un gruppo di soldati
non particolarmente brillanti (i bastardi senza gloria del titolo), il cui compito sarà quello di vagare per la Germania a caccia di nazisti da scalpare. Ai bastardi è offerta la possibilità di raggiungere l’apice della carriera allorché viene loro affidata una delicata missione finalizzata a far saltare il cinema in cui numerosi gerarchi, e persino Hitler in persona, si recheranno per assistere alla prima del nuovo film di Goebbels. Nel frattempo, la ragazza ebrea che gestisce la sala si prepara, dal canto suo, a vendicare la propria famiglia.
Oltre due ore e mezza di durata e nemmeno un minuto in più del necessario: il ritmo è orchestrato in maniera che le scene lente e distese siano bruscamente interrotte, come accade sia all’inizio del film sia nella locanda dello sperduto paesino francese, che costituiscono una sorta di parallelo. In entrambi i casi, la tensione che Tarantino riesce a creare è degna del miglior film horror. Solo che qui, al posto di porte cigolanti e scricchiolii sospetti, ci sono lunghi dialoghi, a volte in tedesco e francese (niente paura, ci sono i sottotitoli), spesso pregni di significato, come il subdolo ragionamento del colonnello nazista Hans Landa nel primo capitolo del film. E’ proprio quest’ultimo, in realtà, il vero protagonista, che funge da filo conduttore tra le due storie parallele dei bastardi e di Shoshanna e che fa sì che esse si incrocino. Christoph Waltz ha meritatamente vinto la Palma d’oro a Cannes come miglior attore perché, bisogna dirlo, come nazista perfido è perfetto. Tuttavia, il film è retto da un cast di attori che qui danno il meglio di sé, da Brad Pitt nei panni del determinato leader dei bastardi a Diane Kruger, la quale interpreta la fascinosa attrice tedesca, divenuta spia degli inglesi, Bridget von Hammersmark.
Inglorious Basterds è, quindi, un film molto sui generis sul nazismo e l’Olocausto, in cui i cattivi sono, una volta tanto, ripagati con la stessa moneta. Forse è anche per questo che le scene splatter, comunque meno numerose rispetto ai precedenti film di Tarantino, sono più sopportabili. L’originalità, però, non si esaurisce nell’intreccio, ma coinvolge anche lo stile e il tono. Ad una ricostruzione alquanto accurata della Germania nazista e della Francia occupata, infatti, si contrappone un piglio da film western alla Sergio Leone, uno degli idoli del regista americano, tanto che da un momento all’altro ci si aspetterebbe di vedere inquadrato l’immancabile vecchietto sdentato che sorbisce la solita zuppa di fagioli. La commistione di generi crea un effetto comico insolito per un film su tale argomento. Malgrado qualcuno abbia gridato al politicamente scorretto, se non alla blasfemia, è chiaro che il tema principale è, ancora una volta, la vendetta e il tono ironico giova al film. Se qualcuno confonde il politicamente scorretto con il negazionismo, peggio per lui.
La scheda di Elena Rimondo
- Data di uscita: 2 Ottobre 2009
- Titolo originale: Inglorious Basterds
- Nazione: Stati Uniti
- Regia e sceneggiatura: Quentin Tarantino
- Cast: Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Diane Kruger, Mélanie Laurent
- Fotografia: Robert Richardson
- Montaggio: Sally Menke
- Scenografia: David Wasco
- Costumi: Anna B. Sheppard
- Produzione: Lawrence Bender
- Distribuzione: Universal
- Durata: 2h e 33’

