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Caso Mattei; Il (Francesco Rosi, 1972)

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          Costruito con grande abilità dal regista questo film-inchiesta usa materiale eterogeneo. Il film miscela infatti materiale documentario, interviste a giornalisti -Giuseppe Rosselli, Ugo Zatterin, Gianni Farneti e altri- e interventi di testimoni, ad una parte narrativa, girata con molta attenzione ai fatti, il cui interprete principale è Gian Maria Volonté. La storia che viene raccontata è quella di Enrico Mattei, che invece di smantellare l’Agip, creata negli anni Venti dal regime fascista, come voleva il governo italiano, riorganizza completamente l’azienda ed arriva a fondare L’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) nel 1953. Le iniziative di Mattei lo portarono in rotta di collisione con le “Sette sorelle”, ovvero con le più grandi compagnie petrolifere del mondo. Uomo schivo e chiuso -l’esatto opposto della caratterizzazione istrionica di Volonté- legato alla sinistra democristiana, Mattei stipulò accordi con l’Unione Sovietica e con i paesi arabi, introducendo la regola che assegnava il 75% del profitto, ricavato dal petrolio, ai paesi proprietari delle riserve e avviò la costruzione di raffinerie in loco. Creò, in poche parole, un rapporto privilegiato tra i paesi produttori e l’ Eni.
          Attorno alla sua morte, avvenuta nell’ottobre del 1962, in seguito all’esplosione dell’aereo sul quale viaggiava, così come è stato accertato nel 1997 -grazie alle nuove tecnologie- da una nuova inchiesta, regna tuttora il mistero.
          Lo stesso Rosi, durante la lavorazione del film, entrò a far parte degli atti, poiché venne avvicinato dal giornalista Mauro De Mauro che gli promise materiale scottante, salvo poi scomparire nel nulla. In tempi recenti il pentito Tommaso Buscetta ha affermato che entrambi -Mattei e De Mauro- furono eliminati dalla mafia, come favore reso a ignoti. Un’ altra ipotesi, non supportata da fonti attendibili, ha visto sul banco degli imputati l’OAS (Organisation Armée Secrète), un organismo clandestino dei coloni francesi in Algeria, che lo aveva avvisato di non schierarsi con il fronte di liberazione algerino, durante le vicende che portarono all’indipendenza della nazione Nordafricana.
          Alla vigilia dell’attentato che gli costò la vita, il pilota del suo aereo personale, nel Gennaio del ‘62, percependo una lieve sfasatura nel rumore di un reattore, scoprì un cacciavite fissato con del nastro isolante alla parete interna del motore. Il calore dello stesso avrebbe fatto sciogliere il nastro, liberando così il cacciavite e provocando l’esplosione del motore. La scoperta portò Mattei a licenziare la sua scorta, e ad assumere un gruppo di suoi ex-compagni della guerra partigiana. Purtroppo tutto questo non servì ad impedire l’attentato di Bascapè, paese del bresciano dove l’aereo esplose in volo, e la morte di Mattei, del pilota e del giornalista americano William Mc Hale.
          Il film di Rosi, palma d’oro a Cannes, ci riporta in quell’epoca difficile, dove le inchieste sembravano non avere mai fine, ma dove c’era, senza ombra di dubbio, un elevato senso della giustizia, almeno nell’opinione pubblica.

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