Spigoli&Culture

spigol@ture

Nuzzi G., Vaticano S.p.A., 2009

Print PDF
User Rating: / 6
PoorBest 
       Gianluigi Nuzzi, Vaticano S.p.A., Milano, Chiarelettere, 2009, pp. 280, € 15,00
         Gianluigi Nuzzi, attualmente giornalista di Libero, si muove sull’affilato crinale che separa la storiografia dal giornalismo. Una sottile e labile zona grigia, quella “contemporanea”, tra due mondi, spesso presentati come assai diversi tra loro, qualche volta in aperto contrasto sulle metodologie d’indagine, benché affini nella loro aspirazione -potremmo anche dire necessità- di sapere e conoscere le ragioni        ;che hanno prodotto il succedersi dei fatti. Non voglio entrare, però, nel merito di controversie, spesso solamente accademiche, “sul sesso degli angeli” del tipo “quando finisce la storia moderna e comincia quella contemporanea?”, meglio “Qual è il confine tra il lavoro dello storico e quello del giornalista?” per poi stabilire “Quale categoria sa maneggiare i documenti e quale invece se ne appropria per uno sfruttamento dozzinale?” Va da sé, che alla fine di questo libro, sfogliata l’ultima pagina, ogni possibile polemica teorica non ha più ragion d’essere, seppellita com’è sotto la mole di informazioni, di documenti, di confronti, di approfondimenti, di note puntuali e chiarificatrici, prodotta da Nuzzi.
        L’introduzione, “Questo libro (pp. 3-7), è una sorta di breve diplomatica del documento in cui si contestualizza rapidamente il periodo storico cui si riferisce l’inchiesta svolta da Nuzzi. Di fatto, si parla di una fase immediatamente successiva agli scandali che coinvolsero monsignor Paul Marcinkus (presidente dell’Istituto per le Opere di Religione dal 1971 al 1989): “Scandali che hanno compromesso l’immagine della Romana chiesa, impegnando per vent’anni Giovanni Paolo II in una faticosa opera di riabilitazione dopo morti misteriose come quelle di Albino Luciani, Papa per trentatré giorni, e dello stesso Sindona, avvelenato in carcere con una tazzina di caffè fumante corretto al cianuro. E omicidi insoluti, con Calvi ritrovato morto sotto il ponte dei Frati Neri a Londra.” (p. 4) Negli anni immediatamente successivi lo IOR rimase il luogo del silenzio per antonomasia, sottolinea Nuzzi inaccessibile, vago come un’illusione, tanto “Il Vaticano ammette a fatica la sua esistenza.” (p. 4) Una zona buia illuminata dall’archivio di monsignor Renato Dardozzi -deceduto nel 2003- che, per circa un quarto di secolo dal 1974, operò ai vertici della finanza vaticana. Un periodo lungo in cui ha raccolto “Un archivio sterminato di documenti riservati e inediti (contabili bancarie, lettere, relazioni riservate, verbali dei consigli di amministrazione, bilanci segreti dello Ior, copie dei bonifici e cartellini dei conti «cifrati»)” (p. 3) il cui spoglio ed interpretazione hanno richiesto accuratezza e tempo.
         Il prodotto è piuttosto buono, articolato, accurato e, soprattutto, stimolante. Ciò non significa che Nuzzi sia stato in grado di rispondere, nello spazio del libro per quanto questo sia ampio, ad ogni possibile quesito che quelle carte suggerivano, nascondevano o sottintendevano, al contrario molti filoni di approfondimento rimangono aperti. Non si tratta di un limite, al contrario. Dalle pagine di Vaticano SPA emerge un “mondo parallelo” d’intrighi come la maxitangente Enimont, definita da taluni “la madre di tutte le tangenti”, e i depistaggi, che rallentarono le indagini, le coperture ed i ricatti. Non solo fatti, asettici e freddi, ma soprattutto nomi e cognomi, tra i più conosciuti quello di Giulio Andreotti, ma anche figure apparentemente di secondo piano (ed oggi dimenticati dai più), in grado, però, di spostare milioni di euro e quindi influire, direttamente o indirettamente, sulla politica italiana.
         La prima parte del libro (Le carte segrete del Vaticano, pp. 9-219), quella espressamente estratta dall’archivio Dardozzi, è suddivisibile in due grandi parti: il traffici finanziari illeciti dello Ior e l’ondata di corruzione generata dal caso Enimont. Non eventi casuali, ma prassi di modus operandi i cui riflessi andavano ben al di là dei confini italiani: “Negli anni Novanta l’unità di crisi coordinata da monsignor Dardozzi tra la banca e la segreteria di Stato non si occupa soltanto di monitorare le attività clandestine dello Ior parallelo e di gestire le delicate relazioni con la magistratura italiana. Dall’archivio non emergono solo fascicoli sulle numerose vicende che tra gli USA, la Svizzera e l’Italia hanno portato magistrati di paesi diversi a bussare al Portone di Bronzo. L’unità di crisi doveva occuparsi anche dei fantasmi del passato, ovvero di quelle situazioni che andavano periodicamente a riproporsi e generarsi sulle ceneri dello scandalo dell’Ambrosiano.” (p. 167). Dunque, truffe e ricatti, e ben altro che Nuzzi non esita a divulgare. Spunta il nome di Giovanni Paolo II, che “Secondo la legge fondamentale introdotta” (p. 191), dallo stesso Papa -il 26 novembre 200- è “«il sommo pontefice, sovrano dello Stato Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.»” (p. 191). Informato degli utili netti dello Ior ed a disposizione “personale” una cifra, variabile, ma sempre considerevole -diverse decine di milioni di euro- completamente al di fuori dei bilanci dichiarati. D’altra parte, nel 1996, sottolinea Nuzzi, la banca vaticana gestisce “1388 portafogli sia in lire sia in valuta straniera. (…) In tutto: 2151 miliardi (1555 miliardi di euro). Si tratta di clienti facoltosi, visto che un terzo è titolare di depositi sopra il miliardo.” (p. 199). Non un punto di arrivo, bensì di partenza verso “il sogno di una banca mondiale”.
         La seconda parte del libro (L’altra inchiesta. Il «Grande Centro» e i soldi della mafia, pp. 221-266), è il “risultato di fatti e testimonianze inedite, si raccontano spregiudicate operazioni finanziarie che avrebbero portato monsignori e prelati a sostenere la nascita di un nuovo grande partito di centro dopo la caduta della Democrazia cristiana, e perfino a riciclare i soldi della mafia.” (p. 7). Di fatto, l’attenzione del giornalista si rivolge alla ricaduta sulla difficile -potremmo dire confusa- situazione politica contingente italiana che la smania di protagonismo finanziario all’interno dello Ior, e delle sue aree contigue, ebbe in quegli anni (l’operazione “Sofia” della GdF). L’ipotesi di un nuovo partito di centro coinvolge esponenti collocatisi in aree politiche apparentemente antitetiche o, quanto meno, distanti, sino ad aprire un nuovo fronte di scontro tra Magistratura e Vaticano (La storia del cardinale Giordano, pp. 233-235). Un insieme di manovre che coinvolgono vari settori dello Stato, sino al Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, mai sufficientemente chiarite.
         Così anche l’altro aspetto trattato in questa parte, Lo Ior, quei soldi per Provenzano (pp. 251-266), ossia quel filone d’indagine che avrebbe potuto attivarsi da un’accusa lanciata dal pentito Francesco Saverio Mannoia nel 1997, allunga un’ombra inquietante su alcuni settori politici e vaticani. Spunti, tuttavia poco praticabili: “per un’oggettiva difficoltà a compiere accertamenti, visto l’efficace sbarramento tra veti, silenzi e vacue risposte che si ottengono per rogatoria dalla Santa Sede e che rendono assai difficile la formazione della prova, ma anche per quell’inevitabile onda di polemiche e impopolarità che rischiano di provocare.” (p. 253). Eppure, sottolinea Nuzzi, quelle trame stanno lentamente emergendo, come i pezzi sparsi di un puzzle che lega, ad esempio, l’omicidio di Roberto Calvi al rapimento di Emanuela Orlando, sino ai legami mafiosi denunciati recentemente da Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino, il sindaco del “sacco di Palermo”.
         Gianluigi Nuzzi si muove in questo travolgente magma di informazioni con grande sicurezza. Traccia il filo interpretativo senza infierire su alcuno dei personaggi citati, benché metta sempre ben in evidenza il peso delle loro responsabilità personali. Non è la religione o la Santa Sede, come vorrebbero taluni, ad essere inquisiti, ma uomini, indipendentemente dalla loro posizione, che hanno goduto di una grande fiducia mal risposta.
         Un libro da leggere. Un libro da meditare. Un libro da conservare nella propria biblioteca personale.

Add comment


Security code
Refresh

 
You are here: