Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizza, Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Che cosa sapevano? Perché dovevano morire?, Milano, Chiarelettere, 2009, pp. 295, € 14,60 Ormai da diverso tempo la casa editrice Chiarelettere si è specializzata nella pubblicazione di inchieste scottanti sulla storia e sull’attualità italiana, senza però che ciò comporti un dibattito serrato nell’opinione pubblica. Eppure, chi ha letto questo Profondo nero: Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di Stato, scritto a quattro mani da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, non può non interrogarsi sul persistere, nel nostro paese, di misteri che altrove non esistono, o esistono solo in dimensione alquanto limitata. Il fatto è che pochi sono realmente interessati a sapere come si è svolta la storia di una nazione che, dalla caduta del Fascismo a oggi, è stata sempre “a sovranità limitata”, e con una classe politica molto meno reazionaria -anche se può apparire strano- del suo elettorato. E il libro, nel suo intavolare un’ipotesi che lega i tre misfatti appena citati, rende bene l’idea del clima in cui si muovevano politici, magistrati, giornalisti e intellettuali, sempre sospesi tra la scoperta di una verità indicibile e la paura di un rovesciamento politico spesso imminente. Mattei, De Mauro e Pasolini sono quindi tre figure che ben delineano il rapporto di causa effetto che ha sempre governato la politica nostrana, con un avvenimento, l’incidente-attentato che cosò la vita a Mattei, in grado poi di causare altri lutti e disgrazie. La tesi degli autori -peraltro non nuova- è, infatti, che il cronista De Mauro avesse scoperto cose molto scottanti sul disastro aereo nel quale perì il Presidente dell’Eni, anche se non vengono tralasciate altre ipotesi, magari concomitanti, come quella dell’interessamento di De Mauro per il “golpe Borghese”. Infine, Pasolini si sarebbe messo nei guai scrivendo il romanzo incompiuto Petrolio, che avrebbe potuto essere una summa terribile dei misteri d’Italia a partire proprio dal “caso Mattei”. Forse i capitoli su Pasolini sono quelli che più si prestano a critiche, in quanto c’è stato un processo con la confessione dell’assassino, Pino Pelosi, ma è anche vero che quest’ultimo ha poi ritrattato una volta uscito dal carcere e continua anche oggi a mantenere enormi ambiguità sulle sue reali responsabilità nel delitto. Inoltre, si chiedono gli autori, perchè è sparito un appunto fondamentale per la stesura del romanzo? Concludendo, Lo Bianco e Rizza hanno svolto un mirabile lavoro d’indagine, che porta quasi a delle certezze per quanto riguarda i primi due delitti e il legame che li unisce, e che genera comunque forti dubbi sul fatto che l’omicidio di Pasolini sia stato motivato solo da un alterco fra omosessuali. Resta comunque un fatto: nel paese del gossip e delle veline per simili libri non c’è molto spazio, che sia perchè possono nuocere gravemente all’imbecillità dell’opinione pubblica?

