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Limiti S., L’Anello della Repubblica, 2009

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         Stefania Limiti, L’Anello della Repubblica. La scoperta di un nuovo servizio segreto. Dal Fascismo alle Brigate Rosse, Milano, Chiarelettere, 2009, pp. 337, € 16,00
         Fare del buon giornalismo d’inchiesta è, in questo paese di stragi mai punite e libertà di stampa sempre in bilico, un compito arduo al quale solo pochi coraggiosi non si sottraggono, scontando però la pena di essere costantemente ignorati dalla Tv. Non che sia un peccato in sé stesso, tuttavia ciò comporta che l’oggetto delle suddette inchieste sia riservato esclusivamente a pochi eletti, quelli che si indignano ancora per il sangue di tanti innocenti, morti solo perché passanti per caso a Piazza Fontana, Piazza della Loggia, alla stazione di Bologna e altrove.
         Stefania Limiti, con il suo volume intitolato L’anello della Repubblica, prende in esame l’esistenza di un servizio segreto parallelo a quelli ufficiali, l’Anello, “conosciuto” anche come Noto Servizio, un organismo simile a Gladio ma con un livello di impenetrabilità ancor più sviluppato. Le prime notizie sull’Anello risalgono a novembre del 1996, quando il consulente di un magistrato scopre documenti molto riservati in un palazzo romano del Ministero degli Interni, in mezzo a polvere e scartafacci ammassati. Nelle carte ritrovate compaiono appunti che narrano della nascita di un gruppo di personaggi legati da un interesse comune, ovvero fermare con ogni mezzo l’avanzata elettorale del Partito Comunista e delle Sinistre in generale, al fine di mantenere la Repubblica in uno stato di conservazione sociale dal quale poi, nel caso, passare al golpe vero e proprio. L’autrice ci racconta di tutti gli eventi in cui l’Anello ha avuto un ruolo rilevante, e non sono altro che i soliti e mai chiariti misteri italiani, per lo meno alcuni come il caso Moro, il rapimento di Ciro Cirillo, ma anche l’evasione del nazista Kappler dall’ospedale militare di Roma e altri ancora. Dietro tutto questo, la figura di un oscuro repubblichino, tale Adalberto Titta, insieme a un pulviscolo di esseri ancora più misteriosi, comunque legati da un filo di eversione nera. E il manovratore? Colui che teneva le fila politiche di tali nefandezze? Secondo la Limiti, ma anche secondo gli indizi enumerati, non può che essere il solito Giulio Andreotti, capo dell’Anello e vero responsabile della P2. E qui sta forse la parte più debole di un libro per altro alquanto meritevole di essere letto. Come sostiene Giuseppe De Lutiis, grande esperto di trame nere, nella prefazione, è impossibile citare prove in un testo che si basa solo su indizi, anche perché in caso contrario l’Anello non sarebbe stato un buon servizio segreto parallelo, tuttavia tanti indizi non fanno una prova, e quindi quelle elencate restano in sostanza ipotesi plausibili e nulla più. In un simile contesto, sapere che l’Anello è esistito e ha operato è importante ma non fondamentale, poiché chiunque abbia letto un po’ riguardo a tali questioni, sa bene che l’Italia è stata da sempre una democrazia dimezzata, a rischio costante di un golpe nel caso che il P.C.I. o forze similari avesse vinto le elezioni. Che poi questo obiettivo sia stato perseguito dall’Anello o da altri è giusto saperlo per completezza e cultura personale, ma ciò non cambia la situazione, e quindi il nostro paese resterà ancora per molto tempo democratico fino a un certo punto, dato che nasciamo dalle ceneri del Fascismo - che ha fornito l’apparato e gli uomini alla Repubblica, bisogna sempre ricordarlo e la Limiti lo fa – ed eravamo al centro di una partita ideologica che ha “giustificato” politicamente, ma non certo moralmente, la nostra storia.
                 La scheda di Francesco Giombini

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