Andrea Camilleri, Saverio Lodato, Un inverno italiano. Cronache con rabbia 2008-2009, Milano, Chiarelettere, 2009, pp. 336, € 14,60 Grazie alla doverosa Avvertenza (piè di pagina 8), che dichiara “Questo libro propone i testi di Andrea Camilleri e Saverio Lodato pubblicati su «l’Unità» nella rubrica Lo chef consiglia, dal 20 novembre 2008 al 22 maggio 2009”, il Lettore sarebbe indotto a timbrare ideologicamente le pagine successive o, perlomeno, ad affidarvisi con talune riserve. Invece, come ben sappiamo, sono i Pretesti delle prime pagine a contraddistinguere le pubblicazioni di Chiarelettere. Anche in questa collana Reverse (pamphlet, documenti, storie), di cui è titolo Un inverno italiano. Cronache con rabbia 2008-2009, tali pretesti rimandano alle pagine più significative, agli argomenti scottanti, alle riflessioni taglienti, prima ancora della pagina dedicata all’autore o agli autori, precedendo sommario, dedica, introduzioni e avvertenze, a significare che i contenuti argomentativi -non pretestuosi, bensì anticipanti l’esposizione di motivi, cause e ragionamenti- costituiscono il sostegno fondamentale alla pubblicazione.
Altra garanzia, alta, durevole e autorevole, è fornita dagli Autori stessi, i quali, già in Notizie di giornata al ristorante virtuale dello chef siciliano, si affidano apertamente alla metafora culinaria: “Per un problema di digeribilità, serviremo sempre piccole porzioni, anche perché credo che un’abbuffata di piatti simili porterebbe alla scomparsa dei clienti. Questo non significa che noi andremo a cercare i prodotti componenti il nostro piatto solo da quel mercato che si trova alla destra di casa mia, ma anche in quello che si trova alla sua sinistra. Perché i due mercati, in questo senso, sono fornitissimi: non hai che l’imbarazzo della scelta” (pp. 9-12).
Ogni giorno un piatto. Un’unica pietanza egregiamente servita dal regista e scrittore Andrea Camilleri, nonché sapientemente introdotta dal gustoso antipasto curato nei dettagli dal giornalista Saverio Lodato. Per ogni giorno, sale e pepe quanto basti ad insaporire ingredienti sempre più privi di reale valore nutritivo, coltivati con espedienti tali da far ruzzolare dal piano drammatico al grottesco sullo scivolo del comico, fonte, comunque, di lacrime.
La cipolla, affettata fine fine, si rivela sempre la stessa: “Questi politici sempre più si considerano intoccabili. Il loro motto è: ‘io pozzu fari e disfari e cuntu non aiu da dari’.” (dalla Quarta di copertina). Pertanto lo chef si dimostra ben ferrato riguardo gli ingredienti più scontati, quelli dei quali è a conoscenza anche il palato più disattento, oltre che armato di creatività nell’interpretare abbinamenti con nuovi ingredienti, quelli che presumono attenzione all’attualità.
Al Lettore che desideri dare un’occhiata al ricchissimo e vario menù, si consiglia d’affidarsi senza indugi all’Indice dei nomi (pp. 331-336), anche per farsi un’idea del piatto fisso pressoché giornaliero che conta, con varianti e variazioni alla iniziale ricetta base, più di una sessantina di presenze (Berlusconi Silvio).
Si deve dire che da sempre, vale a dire da quando negli anni Settanta del narratore Camilleri apparvero le prime interviste cosiddette impossibili poiché fatte a personaggi della Storia, la scrittura del Nostro (dai diari su “Micromega” ai riferimenti alla cronaca riscontrabili nei romanzi gialli del Commissario Montalbano), abbia intenti fortemente etici.
Da un testo quale La vergogna della legge sul biotestamento. I deputati sono solo numeri. (28 marzo 2009, p. 231), a Niente cuscus e kebab. A Lucca vietata la cucina multietnica (6 febbraio 2009, p. 145), da Carlo Rossella: «Stato di emergenza sulla gnocca» (10 maggio 2009, p. 307), a Le profezie di Prezzolini e la crisi di oggi (24 febbraio 2009, p. 175), sino a Quando i giornali sono la mosca al naso dei politici... (1 marzo 2009, p. 187), e a E meno male che ci rimangono i vignettisti (20 maggio 2009, p. 325), si assapora un libro godibilissimo, di critica costruttiva, di attenta satira, di fondata polemica, che induce il Lettore a riflettere -data la difficoltà digestiva riscontrata- se valga la pena di utilizzare proprio gli ingredienti provenienti da quei due mercati individuati dagli Autori o, invece, non sia meglio localizzarne altri dove rinvenire nuovi, e meno indigesti, ingredienti.
Fuor di metafora, Un inverno italiano. Cronache con rabbia 2008-2009 è una pubblicazione che gioca con e sulla cronaca, rendendola ex abrupto (senza preamboli), protagonista delle cronache, facendone al tempo stesso porta per uscire dal semplice cronachismo (malgrado venga rispettato l’ordine cronologico dei fatti cui gli Autori si riferiscono), essenzialmente per merito della costante presenza di valutazione critica sottolineata e rafforzata nel titolo dal complemento di modo con rabbia. E chissà che questa forma di progredita storiografia – quella medioevale non conosceva commenti né interpretazioni- diventi esempio per la reale libertà di opinione e di stampa nella nostra geografia: dato che come riesca a stare in piedi Un paese senza verità. Pieno di odio e insieme spensierato (29 aprile 2009, p. 287) sembra davvero un mistero.

