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Stoker B., Dracula, 2001

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          Bram Stoker, Dracula, Milano, Bur, 2001, pp. 500, € 7,40
          Il vampiro è un defunto ritornato per tormentare l’esistenza dei vivi, privandoli del proprio sangue per aumentare la propria vitalità. Il sangue, ritenuto sede e veicolo di vita, assume il valore sacrale della vita stessa (in fondo lo stesso Odisseo offre il sangue di una pecora ai morti). 
          Il mito del vampiro è anche connesso alla paura dei morti e di un loro ritorno, estensione di una concezione primitiva, secondo la quale i morti avrebbero condotto una propria vita nelle tombe che, a tal fine, venivano costruite come abitazioni.
          Questi due temi fondamentali, sangue e morte, nelle loro reciproche relazioni, stanno alla base del mito del vampiro, i cui archetipi si incontrano anche nel mondo classico, ma la cui definitiva definizione si avrà solo nel XVIII secolo. Infatti il termine vampiro apparve per la prima volta in Europa nel 1725 quando alcuni giornali riportarono un caso di vampirismo in Serbia. Prima di allora il termine non era conosciuto. Nel 1732 il termine comparve anche in Inghilterra e in Germania, e solo nel 1762 verrà usato per designare il pipistrello che succhiava il sangue degli animali.
          Sebbene assente, a un livello semantico, nella tradizione greca e romana, tuttavia, ricorrevano frequenti cenni di credenze simili, a dimostrare come non fosse assente il timore di spiriti che molestavano i vivi e succhiavano il sangue.
          La figura del vampiro fu una fonte inesauribile per la letteratura, fino a diventare un genere letterario a sé verso la fine del Settecento. Figure di vampiro, che spesso ricalcavano il mondo di vita romantico e decadente (e qui risiede il vero fascino del vampiro, ovvero il fascino del male), anteriori a Stoker, popolarono il panorama culturale dell’epoca.
          Tuttavia fu il romanzo Dracula (1897) a consacrare definitivamente il genere, creando una delle figure più sinistre e affascinanti della letteratura. Il successo del romanzo si deve alla perfetta fusione tra folklore popolare e ricostruzione storica: Dracula, infatti altri non era che Vlad Tepes III (nato nel 1431 e assassinato nel 1477), Signore della Valacchia (Transilvania), detto l’Impalatore, allusione al metodo preferito usato per infliggere una morte atrocemente lenta ai suoi nemici. Le atrocità da lui commesse sembrano giustificare le leggende sorte intorno alla sua personalità, sino a renderne plausibile la sua identificazione con il mito del vampiro.
          Ma accanto al personaggio di Dracula, il romanzo ha per protagonista anche la Transilvania (dove nell’800 si registrarono diversi casi di vampirismo) con la sua storia, la sua etnografia e il suo folklore, temi magistralmente rielaborati da Stoker.
          Dracula è un romanzo psichiatrico e manicheista, in cui la lotta tra il bene e male è anche un concetto metaforico, che simboleggia la lotta quotidiana che si svolge in ognuno di noi. Difatti, come abbiamo visto, il mito affonda le sue radici storiche nelle paure primordiali degli uomini, perché talvolta i mostri sono nella nostra testa…

          Incipit
          In quale ordine di successione siano presentate queste carte risulterà evidente a chi le leggerà. Tutti i fatti superflui sono stati eliminati, in maniera che una storia apparentemente inverosimile e quasi incompatibile con le credenze di oggi possa reggere come una semplice realtà. Non sono riportati avvenimenti riferiti al passato, in cui la memoria potrebbe fallare: infatti tutti i documenti scelti sono assolutamente contemporanei, e presentati dal punto di vista di coloro che li hanno scritti, e nell’ambito delle loro conoscenze.

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