Philip Kindred Dick, La svastica sul sole, Roma, Fanucci, 2007, pp. 304, € 11,90 Il What if… o, meglio, l’ucronia di Philip Kindred Dick prende spunto dallo storico attentato a Franklin Delano Roosevelt (eletto nel 1932), del 15 febbraio 1933, quando a Miami l’anarchico italiano Giuseppe Zangara sparò 5 colpi all’insegna del gruppo presidenziale mancando Roosevelt, ma uccidendo il sindaco di Chicago, Anton “Tony” Cermak e ferendo altre 4 persone. Senza dimenticare che nello stesso anno
l’ex-generale dei marines Smedley Darlington Butler, militante tra le file del Partito Repubblicano, denunciò il Business Plot, conosciuto anche come Plot Against FDR oppure White House Putsch, ossia un tentativo di colpo di stato organizzato a Wall Street che avrebbe fatto leva sul nascente fascismo americano ed un certo numero di veterani scontenti del trattamento post-bellico. Si potrebbe parlare, dunque, di nodo storico-temporale particolarmente importante che aveva al centro la figura di uno dei più longevi e “rivoluzionari” (nell’ambito della politica nord-americana), presidenti statunitensi.
La svastica sul sole ossia The Man in the High Castle (vincitore del Hugo Award for Best Novel nel 1963), romanzo del 1962, ci propone una deviazione della storia -per essere semplici e cinematografici rinviamo alla spiegazione di “Doc” Emmett Brown (Christopher Lloyd), nella trilogia di Robert Zemeckis, Ritorno al futuro- in cui gli Stati Uniti d’America hanno perso la seconda guerra ed il mondo è stanzialmente diviso il pianeta in due blocchi dominati, quello occidentale, dalla Germania nazista e, quello orientale, dal Giappone imperiale. Non si tratta di un universo parallelo apparentemente simile o, addirittura, sovrapponibile come un negativo alla nostra realtà degli anni ‘45-‘89, bensì un altro possibile percorso della storia -quella con la “S” maiuscola, se si vuole- caratterizzato da situazioni quasi impensabili se non collocate nella follia di un’ideologia fisicamente e materialmente assassina (basti pensare alla condizione di immenso campo di sterminio in cui si ipotizza fosse stata trasformata buona parte dell’Africa oppure al disastro ambientale provocato dal prosciugamento del mediterraneo). Il nord America, di fatto, è diviso in tre parti, gli stati uniti del pacifico, quelli dell’atlantico separati, come cuscinetto, da quelli delle montagne rocciose. Il riferimento alla realtà -al “nostro” universo- è, comunque, piuttosto evidente l’URSS-Germania, violenta, dominatrice e crudele che basa il suo potere sulla forza bruta, e gli USA-Giappone, la cui politica della persuasione non è meno aggressiva, spietata e dispotica dell’altra.
Il libro inizia con la morte di Martin Bormann, che era succeduto ad Adolf Hitler, alla cancelleria del Reich. Sotto la sua guidala Germania aveva allargato il lebensraum arrivando sino lanciare diverse navi spaziali con l’intenzione di colonizzare Marte ed altre parti del sistema solare. La morte di Bormann apre una violenta faida tra i vecchi gerarchi ancora in vita, Joseph Goebbels, Reinhard Heydrich e Hermann Göring, in cui si inseriscono alcune nuove leve, tutti con lo scopo di ottenere il cancellierato. Su questo sfondo di intrighi e lacerazioni, angosce e contrasti planetari, si muovono i personaggi creati da Dick non tutti come pedine di quel “grande disegno”, ma come spaccato di una vita quasi quotidiana dominata dalla paura e dall’orgoglio di essere comunque americani, come identità di un popolo schiacciato da occupanti stranieri.
Tra questi, il percorso narrativo principale è costituito dalla ricerca non della rivoluzione, della riscossa o della pace, bensì dell’elemento che sembra destabilizzare alla radice quella realtà. Dick ci narra una storia nella storia; racconta di un libro nel libro: The Grasshopper Lies Heavy (La cavalletta ci opprime), scritto da Hawthorne Abendsen. Gran parte dei personaggi del romanzo, quanto meno, hanno sentito parlare del suo contenuto, ma i più hanno letto quelle pagine in cui si descrive una realtà alternativa dove l’asse ha perso la guerra. L’autore racconta di come Franklin Delano Roosevelt sopravvisse all’attentato e fosse rimasto in carica sino al 1940 (gli stessi mandati di George Washington); di come il suo successore, Rexford Tugwell, avesse preservato la flotta del Pacifico dall’attacco nipponico -nella “nostra” realtà il 7 dicembre 1941- e preparato l’entrata in guerra con una grande forza navale; di come i britannici avessero mantenuto la loro forza industriale e fossero riusciti a sconfiggere i tedeschi in Africa settentrionale, per poi risalire attraverso il Caucaso sino a Stalingrado e lì sconfiggere l’armata tedesca; di come l’Italia avesse abbandonato il campo dell’Asse; di come gli stessi britannici fossero arrivati a Berlino insieme ai sovietici; di come i leader nazisti, Hitler compreso, fossero stati processati e condannati a morte. Un libro, dunque, che rappresentava una realtà, forse una verità, diversa e pertanto era stato proibito nei territori controllati dai tedeschi e dai giapponesi, nonostante fosse ampiamente letto e si trovasse normalmente nei paesi neutrali. Il racconto di Hawthorne prosegue con gli anni post-bellici in cui i vincitori della guerra finiscono per scontrarsi politicamente e militarmente. L’impero britannico non era collassato, grazie alla forza acquisita durante lo sforzo bellico, e Winston Churchill ne era ancora alla guida tanto da trascinarlo in una politica razziale -tendenza effettivamente manifestata da Churchill negli ultimi anni- proprio quando negli Stati Uniti venivano abolite le leggi di “Jim Crow” e risolta la questione razziale nei primi anni cinquanta. La guerra fredda fu la principale conseguenza della nuova lotta per il controllo politico e culturale del pianeta, tra due potenze capitalistiche, ufficialmente liberali e democratiche; la meno ipocrite Gran Bretagna finirà per sconfiggere gli Stati Uniti d’America, divenendo l’unica super potenza planetaria.
The Grasshopper Lies Heavy nasconde un enigma ed è forse questa la ragione che mette in pericolo la vita del suo autore. Dick sfrutta l’intersezione storica di alcune tendenze mistiche quali la vena esoterica del nazismo, la lenta diffusione delle filosofie asiatiche negli stati uniti degli anni sessanta, e l’elemento divinatorio per eccellenza orientale rappresentato da I Ching, il Libro dei mutamenti. Quest’ultimo è il vero protagonista de La svastica sul sole/The Man in the High Castle giacché diversi personaggi ricorrono all’interpretazione dei suoi segni/suggerimenti prima di compiere scelte importanti. Il finale potrebbe sembrare un po’ deludente: Oracolo, -disse Juliana,- perché hai scritto La cavalletta ci opprime? Che cosa dobbiamo imparare?
Lei ha un modo sconcertante e superstizioso di formulare la domanda. –disse Hawthorne. Ma si era accoccolato per assistere al lancio delle monete.- Avanti, -disse; e le porse tre monete cinesi d’ottone con dei buchi al centro.- Di solito uso queste. (…)
Sa che esagramma è questo? -chiese lei- Senza servirsi della tabella?
Sì, -disse Hawthorne.
E’ Chung Fu, -disse Juliana- Verità Interiore. Anch’io lo so senza il bisogno del diagramma. E so che cosa significa.
Hawthorne alzò il capo e la scrutò. Adesso aveva un’espressione esasperata.
Significa che il mio libro è vero, non è così?
Sì , -disse lei.
Lui ribatté incollerito
La Germania e il Giappone hanno perduto la guerra?
Sì.
Chung Fu ossia l’esagramma 61 “Verità interiore” ossia l’acquisizione della consapevolezza di vivere una realtà alterata. La dimensione di La svastica sul sole/The Man in the High Castle è falsa, ma ciò non significa, necessariamente, che la “nostra” realtà sia vera.
Dick termina il romanzo con una sferzata degna di lui. Ci impone di interpretare il suo racconto trasportando il suo significato dalla finzione fantascientifica alla realtà quotidiana dominata da elementi, tutto sommato, non troppo dissimili. Non si tratta delle apparenze, ma dei contenuti. L’uomo è comunque schiacciato da una realtà che non gli appartiene; qualcun altro o qualcos’altro lo domina e gli impone il percorso da seguire. La sua capacità d’intervento è ridotta ai minimi termini se non alla sola possibilità: cercare di sopravvivere senza farsi schiacciare fisicamente o moralmente.
Un libro da leggere e conservare.

