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Marie Antoinette (Sofia Coppola, 2006)

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Maria Antonietta è probabilmente uno dei personaggi storici femminili più inflazionati al cinema, che tuttavia ha quasi sempre preso in considerazione la sua tragica fine e gli eventi storici piuttosto che la sua vita prima dello scoppio della Rivoluzione Francese.
Sofia Coppola, confrontandosi con tanti e tali precedenti, realizza quindi un progetto ambizioso, creando però qualcosa di assolutamente innovativo.
Maria Antonietta, figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, abbandona Vienna per recarsi a Versailles dove deve sposare il delfino di Francia, ossia il futuro Luigi XVI. Il passaggio alla corte più fastosa d’Europa si rivela fatale per la giovane, che si trasforma da ragazza un po’ frivola in una sovrana totalmente incapace di mettere un freno al continuo desiderio di beni di lusso. Il film segue per ben due ore la graduale discesa nella dissipazione della regina di Francia, arrestandosi alla cosiddetta fuga di Varennes ed escludendo volutamente l’episodio del ghigliottinamento. In realtà, questa è la logica conclusione di un film che preferisce alludere alla Rivoluzione, e alla Storia in generale, per concentrarsi esclusivamente sulla vita di Maria Antonietta all’interno di quella prigione dorata che era allora la corte di Francia. E’ stato più volte sottolineato il fatto che non si tratti tanto di un film storico quanto di una variazione sul tema dell’adolescenza, così caro alla Coppola. In effetti la Maria Antonietta, interpretata da una perfetta Kirsten Dunst, non è molto diversa da un’adolescente del giorno d’oggi. Per accentuare la vicinanza tra le due epoche, la Coppola è ricorsa agli anacronismi, per cui canzoni pop – rock accompagnano immagini di raffinati ambienti rococò. Infatti, se c’è una cosa sulla quale nessuno ha avuto niente da dire è proprio la cura maniacale con cui è stata ricostruita la vita alla reggia di Versailles. Il film è una vera e propria profusione di splendidi vestiti settecenteschi dai colori pastello, stanze lussuosissime e sontuosi banchetti coronati da capolavori di pasticceria. Certo, c’è il pericolo che l’essenza del film venga annientata da questa bulimia di colori e lusso, ma non è forse lo stesso rischio della società consumistica? Si potrebbe anche obiettare che così Maria Antonietta finisce per diventare un’eroina tutto sommato innocente, che nulla sapeva di come viveva il popolo francese, ridotto in miseria soprattutto a causa delle spese esorbitanti della nobiltà. La Coppola, in effetti, accentua un po’ troppo l’idea che la protagonista sia semplicemente vittima di una società in cui deve stare al gioco se non vuole esserne esclusa, non tanto per fare del revisionismo forse, quanto per la volontà di far sembrare una ragazza di poco più di due secoli fa esposta agli stessi pericoli di una dei giorni nostri. Il merito del film sta invece nell’aver rappresentato, senza avere neanche tanto esagerato, l’assurda corte di Francia, costituita da un’imbarazzante masnada di nullafacenti che conducevano una vita a base di banchetti, partite di caccia, feste e rituali assurdi come quello della levée. La scena in cui la futura regina entra a Versailles tra due schiere di nobili imbellettati la dice lunga sul vuoto che si nascondeva dietro quel dispendioso apparato imbrigliato in una rigida etichetta. Colpisce, infine, come i corsi e ricorsi della storia rendano la volgare contessa du Barry il personaggio più attuale.
  • Titolo originale: Marie Antoinette
  • Anno: 2006
  • Nazione: Stati Uniti
  • Regia: Sofia Coppola
  • Sceneggiatura: Sofia Coppola
  • Cast: Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Steve Coogan, Rip torn, Judy Davis, Marianne Faithfull, Asia Argento
  • Fotografia: Lance Acord
  • Scenografie: K.K. Barrett
  • Costumi: Milena Canonero
  • Montaggio: Sarah Flack
  • Produzione: Ross Katz, Sofia Coppola
  • Distribuzione: Sony
  • Durata: 2h e 3’
  • Uscita: venerdì 17 novembre 2006

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