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Tratti d'Inchiostro

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Tratto significa anche intervallo. A tratti, scrivendo e leggendo, ci prendiamo una breve vacanza, ci concediamo una pausa per ricaricarci e riuscire in seguito ad avere o dare il tratto, cioè, in senso figurato, essere pronti a fare la prima mossa o saper decidere. E non è poco. No, non è davvero poco. Soprattutto quando si vive in un mondo in cui il comunicare è impalpabile, sempre più inconsistente o costruttore di muri di gomma, che viene la voglia di ancorarlo alla pagina -quando si sia scrittore- o di vederlo fissato sulla pagina -quando si sia lettore- con il comunissimo, rassicurante, nero su bianco.

Partirò per un libro titola e racchiude il tratto d’inchiostro nel senso più esteso di intervallo. Si sottintende la curiosità e il desiderio da parte del lettore/turista di ascoltare l’amico che avendo già visitato il luogo/libro muore dalla voglia di regalargli il proprio parere, proponendogli cartoline, diapositive, ricordi, aneddoti. Sicuramente è il suo personalissimo punto di vista, potrà forse annoiare, ma l’amico racconta con entusiasmo, lo vuole far partecipe dell’esperienza, consigliandolo lo vuole incapricciare, stuzzicando la sua brama di visitare/verificare in prima persona quelle pagine/strade.
In questo universo di soggettivismi in cui, sempre più, ci si accorge di spendere le nostre giornate, Tratti d’inchiostro ci è sembrato titolare al meglio il Menù dedicato a ciò che è scritto rendendo l’idea di quanto la scrittura, e necessaria conseguenza, la lettura, significhino.
Tratto è quel segno tracciato dalla mano, nell’aria con un gesto o sulla sabbia con un dito, sulla pergamena con una penna d’oca o sul cemento con un sasso, sul foglio da disegno con la matita o nell’aere digitando sulla tastiera del computer. Cambia lo strumento a portata dell’essere umano, ma non l’essenzialità di quelle linee che servono ad esprimere qualcosa, ad essere espressione. In tal senso tratto è pure lineamento del viso, atteggiamento, modo d’essere che può atteggiarsi a seconda dei sentimenti che imperversano nel nostro animo continuamente mutando di significato ed intensità. Allo stesso modo i tratti linguistici, nel loro semplice essere vocali e consonanti, se diversamente affiancati, o sostituiti, operano mutamenti di significante in termini pressoché uguali che finiscono per essere ben altro, facendo imboccare un nuovo percorso, a volte indesiderato, a scrittore, oratore e lettore. Questo accade perché le parole sono strade, tratti di percorso, che portano dovunque. Ovunque si desideri andare e quando lo si voglia. Ascoltando un tratto musicale, leggendo un tratto letterario, quanto comunemente viene definito brano fa viaggiare la nostra immaginazione nel tempo e nello spazio.
Perché molto non vada perso nella nebbia che tutto quanto avvolge, ma che non si fa toccare; di cui percepisci l’infinitesima essenza, che persino vedi lì, davanti. Fitte goccioline che creano un muro, che scoraggia il proseguimento, soltanto a coloro che non riescono a vedere la luce dell’interpretazione, fioca, ma pur sempre illuminante ragionamento, là, in fondo. Che ci sta aspettando.
 
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