Manuel Vázquez Montalbán, Il centravanti è stato assassinato verso sera, Milano, Feltrinelli, 2003, pp. 200, € 6,50L’attesa per le decisioni della giustizia sportiva a proposito degli ultimi -torbidi- episodi che hanno segnato il calcio italiano nella prima parte del 2006, mi hanno ricordato la fase finale di un quiz quando il conduttore lascia a lungo il concorrente e gli spettatori nel dubbio sull’esattezza o meno della risposta. In fondo il calcio è uno spettacolo di derivazione sportiva, dunque, anch’esso soggiace alle stesse regole di base: la suspence è fondamentale, ma il regista, il notaio, il conduttore, etc. devono sempre sapere in anticipo come finirà la puntata. Il vero vincitore, però, non può essere che il concorrente più telegenico, quello più simpatico, quello più istrione, quello in grado di accalappiare le simpatie -l’audience ed i milioni, di euro ovviamente- di un pubblico altrimenti distratto da moltissimi altri avvenimenti. Le regole sono un optional una parte dello spettacolo che serve fornire un alibi ai “manovratori”; un qualcosa di mutevole e malleabile -più o meno improvvisamente- in ragione delle necessità contingenti e del denaro investito.
Per sapere chi bara -ammesso vi sia un baro- sarebbe necessario coinvolgere un abile investigatore, pensavo, e immediatamente mi sono ricordato di una inchiesta di Pepe Carvalho, la cui nota nella IVa di copertina si chiudeva così: “Un thriller per giallisti-sportivi e sportivi-giallisti”. Ho ripreso in mano quel libro, mi sono seduto in poltrona, e rileggendolo ho persino dimenticato di vedermi la partita Italia-Rep. Ceca; poco male!
Ovviamente, non è un libro recente, bensì del 1988 tradotto in italiano nel 1991 e pubblicato lo stesso anno da Feltrinelli. Non si tratta nemmeno della prima inchiesta del detective di Barcellona, ma la sua quattordicesima avventura. Infine, non è un’indagine sul calcio, benché questo sport ne fornisca l’ambientazione. D’altra parte, Montalban è un grande appassionato del Barcellona, in particolare, ed un attento osservatore del mondo che ruota attorno al pallone. Da questa passione nacque un altro lavoro pubblicato dieci anni dopo quest’inchiesta di Carvalho e alla vigilia dei mondiali in Francia; un lungo saggio intitolato Calcio, una religione alla ricerca del suo Dio (Frassinelli, 1998).
Torniamo al nostro investigatore. Va detto immediatamente, però, che ci troviamo di fronte ad un personaggio particolare, potremmo dire un border line che spende la propria esistenza nella terra di nessuno tra legalità e illegalità. Tuttavia, siamo ben lontani da alcuni modelli americani di duri ed inflessibili -affascinanti ed irraggiungibili- la cui passione essenziale è rappresentata dalle belle donne, di solito numerose nelle loro inchieste. Carvalho ha ben presente la distinzione tra il bene ed il male, ma soprattutto quella tra “giusto” e “sbagliato”, e tra le cose più affascinanti delle sue inchieste vi è proprio quel mondo di varia umanità che lo circonda. Certo, si inserisce perfettamente nella tradizione dei grandi investigatori europei del Novecento -cartacei e/o televisivi- attenti al sociale ed inclini a cogliere l’aspetto psicologico dell’inchiesta e delle figure che si muovono in essa oppure ai suoi margini. Non voglio ora raccontare di Charo, la donna di Pepe, e degli amici più vicini -molto è stato scritto e avremmo altre occasioni per parlarne- mi riferisco, ad esempio, alla giovane prostituta Marta, la ragazzetta, ed al suo modo sfacciato, sarcastico e irriverente con cui si avvicinava ai possibili clienti.
Gli ingredienti a cui ricorre Montalban nella costruzione del suo personaggio sono anche altri. La cultura del cibo ossia qualcosa di più della sola passione per la cucina; l’interesse disincantato per i libri -spesso impiegati per accendere il fuoco- che riempiono la sua vasta libreria; e Barcellona. Una città che incanta. Attenzione! Non commettere l’errore di rispolverare i vostri ricordi turistici per pedinare Carvalho nelle sue escursioni, poiché Montalban non vi permette di andare oltre la facciata. La sua città è ben diversa da quella colorata, luminescente, inebriante e stordente che attira i turisti. E’ il porto, il ribellismo catalano, la resistenza anti-franchista, la guerra civile, l’autonomia e tutti quei luoghi dove la Storia -con la “S” maiuscola- fatica a guardare lasciando spazio ad un storia di uomini che al più potrebbe essere tratteggiata nei verbali di qualche commissariato.
Che dire di più senza svelare alcunché della trama? Nulla. Vi consiglio di leggerlo e di riprendere anche le altre inchieste di Carvalho.
Ops! Ho perso anche il dopo partita, ma l’Italia ha vinto?
Dalla IVa di copertina:
“...Perché avete usurpato il ruolo degli dèi che in altri tempi guidarono la condotta degli uomini, senza arrecare conforti soprannaturali, ma soltanto la terapia dell'irrazionale.
Perché il vostro centravanti vi fa gestire vittorie e sconfitte dalla comoda poltrona di cesari minori: il centravanti verrà ucciso all’imbrunire.”
E’ una lettera anonima indirizzata alla squadra di calcio più ricca del mondo, ma in momentaneo ribasso. Per questo si è comprata il miglior centravanti inglese. E per tutelare l’incolumità della star calcistica dal delirio di un folle, il presidente della società chiama in suo aiuto il nostro Pepe Carvalho, che si vede così costretto in una nuova avventura barcellonese, in una città sconvolta dai lavori e dalle speculazioni per i Giochi Olimpici del 1992.
Un thriller per giallisti-sportivi e sportivi-giallisti.

