Ellis Peters, La bara d’argento, Milano, TEA, 2005, pp. 194, € 5,94; prima edizione 1980 “In quella dolce, chiara mattina di maggio…” così ha inizio la prima indagine di Fratello Cadfael, monaco benedettino che tra i suoi doveri “annovera” quello della curiosità ed un profondo senso di umanità verso le persone che incontra. Risulta avere anche una buona dose di ostinazione data, come egli dice, “dal suo carattere Gallese”.
Uomo poliedrico che alle doti d’erborista, apprese nel corso della vita, aggiunge la conoscenza dell’anatomia, della fisica, della chimica e … quello dell’intuito, frutto d’arguzia ed intelligenza, proprio di un vero investigatore. Ecco che in questa prima indagine, si intravede come egli non guardi alle apparenze, ma tra sospetti, reticenze e falsi indizi giunga a far luce su un caso complicato ed imbarazzante; quale il possesso delle reliquie di una Santa Gallese (Santa Winifred) per l’abbazia di cui fa parte (Shrewsbury), al fine di ottenere più prestigio ed un flusso maggiore di pellegrini.
Ellis Petters (pseudonimo di Edith Pargeter 1913-1995), creatrice di questo “detective”, attraverso un eloquio semplice e scorrevole, introduce il lettore in un mondo di spie, controversie, “guazzabugli” medioevali…. dove la realtà (i riferimenti storici son ben ancorati nell’Inghilterra del tempo) si intreccia con la poesia, più che con la fantasia, raccontando una “favola vera” che appassiona ed induce ad andare “oltre” ogni pagina. Proprio ciò che Fratello Cadfael vuol “consigliare” ad ogni persona che incontra sulla sua strada, piena di profumi d’erbe ed altre “favole vere”.

