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Schätzing F., Il diavolo nella cattedrale, 2006 - Squadra che vince non si cambia o quasi

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schatzingf-diavolocattedral Frank Schätzing, Il diavolo nella cattedrale, Milano, Nord, 2006, pp. 1032; € 22,00
«Squadra che vince non si cambia», suggerivano alcuni vecchi allenatori prima che il calcio diventasse un baraccone miliardario con rose di quaranta giocatori e infermerie stranamente ricolme. O, se è proprio necessario apportare modifiche perché qualcuno non può giocare, conviene comunque mantenere la tattica che ha consentito di vincere partite importanti.
Frank Schätzing, ormai entrato nel miniolimpo dei letterati grazie al notevolissimo Il quinto giorno, ci riprova con un nuovo romanzo giusto un po’ meno lungo, ma che mantiene intatte molte caratteristiche tecniche del precedente. La struttura è la stessa: capitoli brevi, incisivi, e sempre incentrati su personaggi diversi, in modo da lasciare in sospeso alcune vicende e mantenere la suspence nel lettore. A mutare è il contesto, poiché non vi sono più oceani con creature misteriose bensì arcivescovi e ladri, congiure e omicidi, vendette e disperate fughe verso la salvezza, il tutto in una Colonia medioevale ricca di suggestione urbanistica. Jorop, soprannominato “La volpe”, salvato già una volta dopo un furto dalla bella Richmodis, è un giovane avvezzo ai crampi per fame, che una sera si arrampica su un albero, e da lì ha la sfortuna di vedere un uomo cadere giù dalle impalcature della nuova cattedrale. Il morto è proprio l’architetto che ha progettato quella meraviglia, ma il problema è che non si è certo suicidato, né si è trattato di un incidente, ma di un brutale omicidio. E l’assassino, che ha visto Jorop e la sua chioma rossa, si mette sulle sue tracce con spietata determinazione: ma si tratta di un uomo, o è piuttosto uno dei tanti diavoli che infestano le tetre cattedrali germaniche? Il lettore lo scoprirà a mano a mano nel corso di un libro che, nonostante sia indubbiamente meno riuscito del precedente, brilla comunque grazie alle doti affabulatorie del suo autore, che pur mancando della passata ispirazione, riesce tuttavia a tirare fuori dal cilindro un’opera alquanto gradevole. Da notare anche il finale, non banale come ci si sarebbe potuto aspettare, e i dialoghi spumeggianti tra il Decano e il padre di Richmodis, veri gioiellini da cabaret. Speriamo solo che il buon Schätzing continui così, magari prendendosi, se sarà necessario, una pausa prima del nuovo romanzo, poiché il concetto del “poco ma buono” vale senza dubbio anche nell’ormai inflazionato universo letterario.

La scheda di Francesco Giombini

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