Emilio Lussu, Un anno sull’Altipiano, Einaudi, Torino, 2000, pp. 216, € 9,50; introduzione di Mario Rigoni Stern“Il lettore non troverà, in questo libro, né il romanzo, né la storia. Sono ricordi personali, riordinati alla meglio e limitati ad un anno, fra i quattro di guerra ai quali ho preso parte” (p. 9).
Queste sono le prime righe di presentazione al libro Un anno sull’Altipiano scritto, nell’aprile del 1936, dall’autore Emilio Lussu.
Nato il 4 dicembre 1890 ad Armungia, un piccolo paese in provincia di Cagliari – della vita paesana, l’autore ha custodito sempre un ricordo tale che lo ha portato a riconoscerla come indispensabile anche per la sua formazione democratica - nel periodo universitario, Lussu si schierò con gli interventisti democratici (repubblicani, salveminiani), perché l’Italia entrasse nella Prima Guerra Mondiale contro Germania ed Austria. Laureatosi in Giurisprudenza nel 1914, Emilio vi prese parte direttamente, come ufficiale di complemento nella Brigata Sassari, costituita per la maggior parte da contadini e pastori sardi. Nel 1916, la Brigata fu inviata sulle montagne attorno ad Asiago per creare un fronte che resistesse alla discesa degli austriaci verso Vicenza e Verona.
Le vittorie dei sardi nei primi scontri furono seguite da un tremendo contrattacco che li vide impegnati in una sanguinosa lotta di trincea fino al luglio del 1917 sul monte Zebio e nei pressi di Castelgomberto.
Questa tragica esperienza ispira e spinge Lussu a scrivere il libro in questione, apparso per la prima volta in Francia nel 1938 e soltanto nel 1945 in Italia, ad opera dell’editore Einaudi.
Al testo sono stati attribuiti molti significati politici, talora per fini strumentali, ma il libro è essenzialmente scritto “a mezza via” tra il resoconto giornalistico ed un racconto in termini familiari.
Essendo stato, prima della stesura dell’opera e come descritto poco sopra, un interventista democratico, Lussu sembra in qualche modo compiere una “inversione di marcia” rispetto ai convincimenti precedenti, in quanto descrive l’irrazionalità e il non-senso della guerra, della gerarchia e dell’esasperata disciplina militare in uso al tempo.
Dunque, non rimane fuori dalla narrazione il tema sociale riguardante il modo in cui le classi “inferiori” venivano “usate” a fini bellici.
Queste considerazioni, inoltre, ispirarono anche molte scelte politiche fatte successivamente da Lussu come la lotta a fianco dei contadini e dei pastori sardi per il loro riscatto e l’opposizione alle dittature fascista e nazista, con l’organizzazione degli “Arditi”, la progettazione di un’insurrezione antifascista e repubblicana in Sardegna o, ancora, l’intervento nella guerra di Spagna con le Brigate Internazionali e la partecipazione alla lotta di liberazione nelle fila del Partito d’Azione.
Tali tematiche sono trattate, altresì, in Uomini Contro, un lungometraggio diretto da Francesco Rosi ed interpretato, tra gli altri, da G. M. Volontè. Ma, “non si tratta di Un anno sull’Altipiano”, come ha affermato lo stesso Lussu. Egli, un giorno a Roma, dopo aver visto il film insieme a Mario Rigoni Stern e Francesco Rosi, mentre si dirigevano verso Piazza Adriana, disse rivolto a Stern, ma come se stesse seguendo un suo pensiero: “…tu lo sai, in guerra qualche volta abbiamo anche cantato…”.
Ed è cantando Quel mazzolin di fiori, mentre sale per la prima volta l’Altipiano, in quel giugno del 1916, che Lussu introduce il lettore in un vortice di emozioni, rendendolo muto dinnanzi ai 600.000 (una stima in difetto) caduti della Prima Guerra Mondiale. Si tratta di morti non solo italiani, ma anche austriaci, come ricorda il libro, Tappe della disfatta, dell’austriaco Fritz Weber, il quale si trovò anch’egli a combattere sull’Altopiano allo scoppio della Grande Guerra.
“Assalti, trincee, sangue, fango, grappa…” e, tanto altro ancora, inducono il lettore a porsi vari quesiti tra cui: è vero che l’istinto di conservazione è una legge assoluta della vita? Oppure, “vi sono dei momenti, in cui la vita pesa più dell’attesa della morte?” (p. 207).

