Laura Grandi, Stefano Tettamanti, Atlante Goloso, Milano, Garzanti, 2002, pp. 389, € 15,00Le spalle di Laura Grandi e di Stefano Tettamanti, a partire da Il calendario del laico (1998) si dimostrano infaticabili nel reggere il cielo gastronomico-letterario. Proprio come quel Titano condannato da Zeus a sostenere sulle proprie spalle il peso del cielo e raffigurato nell'atto di sorreggere la Terra. I nostri due agenti letterari, Grandi e Tettamanti, in questo gustosissimo (?)
Atlante goloso (dal latino Atlàntem, dal greco Átlas, col significato di “instancabile”) compiono la fatica di percorrere un viaggio culturale tra piatti tradizionali di locali tipici e ricette, tra luoghi della tavola e luoghi geografici, tra non-luoghi e luoghi letterari.
Atlante goloso, corredato da Indice delle ricette, Indice delle località, e Indice dei nomi, è di facile consultazione. Non impone una lettura pedissequa (tale è considerata da alcuni, purtroppo, la lettura da cima a fondo, di un romanzo!) del testo, in quanto i riferimenti alle località, graficamente evidenziate nel loro ambito regionale, sono sparsi, tanto da poter saltare da una realtà geografica all'altra, seguendo soltanto il filo della curiosità.
Senza dubbio, infatti, il tema principale trattato, cavalcando l'aggettivo “goloso” che connota il titolo, non può dirsi, la cucina: sarebbe oltremodo riduttivo. Ci si rende conto che di informazioni ed indiscrezioni, di frugare negli appunti di viaggio degli scrittori e della gente comune, il Lettore si scopre “goloso”, tanto da accettare di assaggiare, almeno per conoscenza bibliografica, piatti letterari inusuali.
Esempio ne sia il consiglio di lettura de La teoria del cappuccino. La schiuma dalle cellule al cosmo del fisico americano Sidney Perkowitz, relativo alla Località Latte (Imperia), oppure quello riguardante la località Oristano, che chiama all'appello il romanzo Cinque quarti d'arancia della scrittrice britannica Joanne Michele Silvye Harris per la ricetta delle acciughe sotto sale.
Ad alcuni sembrerà che non sia del tutto sparita l'Italia de Lo stivale di Bruno Barilli, i cui echi, per merito di qualche pagina – Procida(Napoli), p.277- giungono sino a noi dal 1923, anche se, ad altri, pur soddisfatti di qualche rilancio inerente le peculiarità territoriali (linguistiche, ad esempio -dall'alfabeto sardo, p.229, a quello napoletano, p.217) – verrà da sospirare ricordando Le meraviglie d'Italia (1939) di Gadda oppure il suo Primo libro delle Favole (1952), o altro ancora, libri nei quali plurilinguismo, ironia, suggestioni letterarie, fanno sì che ortaggi e carne, scelti al Mercato di frutta e verdura, o Una mattinata ai macelli descrivano l'Italia. Forse, si può gustare un risotto alla milanese (quello con burro, zafferano e il midollo di bue, per intenderci), senza ricordare la forza rappresentativa dello stile di Gadda nel descrivere la figura del conduttore di mondine e della mondina stessa piegata ad affondare nella melma le piantine di riso, oppure di ciò che Gadda stesso scrisse al riguardo (a proposito, attenzione alla scelta del burro!), tuttavia, il palato colto ha sicuramente qualche papilla gustativa più sviluppata, ed, in ultimo, grata al cuoco anche per tre manciate di riso in bianco.
Proprio questa mia personalissima digressione, sembra essere avvallata dall'intento di cogliere le complicità tra cultura/letteratura e cibo/cultura, perseguito da Grandi e Tettamanti con solerzia e, al tempo stesso, divertimento, come nel caso in cui il famoso simbolo della casa editrice Einaudi, lo struzzo, è protagonista sia della progressione della cultura italiana che in tavola , nel testo Longiano (Forlì-Cesena).
Non mancano, in calce ai testi, indirizzi e-mail, locali consigliati (dal Caffè alla Macelleria-salumeria), film e riviste, ed alberghi, quali semplici ingredienti di base della ricetta gastronomica-culturale di Atlante goloso, insaporita dal tocco degli autori, i quali, utilizzando in maniera disinvolta, a volte spregiudicata, la testimonianza del singolo -in fin dei conti l'esperienza/interpretazione personale è insostituibile ed inimitabile, anche in cucina- come nel caso della località Sora (Frosinone), luogo delle polpette di casa Gianni Minà, riescono magicamente a saldare l'un l'altro gli splendidi differenti caratteri (peculiarità che costituiscono il patrimonio comune) delle nostre regioni italiane.

