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Valerian. Storie di un futuro amico

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Mezieres e Christin, Valerian e Laureline Edito in Italia sul finire degli anni Settanta per i tipi della Vallecchi, poi per le Edizioni L’isola trovata (Alessandro distribuzioni), Valerian appartiene al genere della fantascienza avventurosa.
In compagnia della bella Laureline, Valerian, agente spazio-temporale di Galaxity, un’agenzia terrestre del futuro, vive avventure incredibili nei più remoti angoli dell’universo.
 Ciò che caratterizza questa serie, ideata e realizzata da Pierre Christin e Jean-Claude Mézières, è la presenza di creature aliene affascinanti, buffe e ironiche, abilmente inserite nella trama. E’ il caso degli “Shinguz”, presenti in un paio di avventure, tre piccoli alieni alati, dotati di grandi occhi e di una tozza proboscide, nonché di un buffo ciuffetto di peli ritto sulla testa, che, assoldati da Galaxity, si rivelano utilissimi in ogni missione, scambiando e commerciando informazioni, accessi e privilegi con qualunque cosa possa tornare loro utile.
 In “Le folgori di Hypsis”, corrompono le enormi guardie aliene della torre che controlla la Terra, grazie ad alcuni poster con tanto di Playmate, vinti qualche giorno prima, giocando a carte con i marinai della Crosswind, una nave meteorologica del nostro tempo. Oltre agli Shinguz, un personaggio notevole è anche “Ralph” – nome terrestre – il Glapum’tiano, un enorme alieno simile ad un incrocio tra un polipo ed una medusa, che ogni notte contempla le stelle ricostruendone i percorsi, ed è per questo in grado di tracciare qualunque astronave. Un essere sensibile e variopinto, dedito alla meditazione e dotato di un talento filosofico naturale. Oppure come non ricordare il piccolo “Trasmutatore Grognon di Bluxte”, un animaletto alieno grande come un riccio, ma dai coloratissimi aculei, che depone enormi quantità di pietre preziose o monete del tipo desiderato; basta fargli inghiottire il modello. Lo straordinario Mézières, disegnatore non dissimile dalla scuola Ligne Claire – alla Hergé di Tintin tanto per intenderci – si produce qui in una serie di espressioni facciali del piccolo Grognon, che denotano tutto il suo enorme, viste le continue richieste, sforzo.
 Valerian e Laureline si trovano spesso alle prese con enormi minacce, interferenze nel continuum spazio-temporale, tali da cambiare il corso della storia o capaci comunque di alterare la realtà.
Eppure le loro avventure si svolgono sotto il segno di una fiducia, nei propri mezzi e nell’avvenire, che contagia anche il lettore. E’ un futuro “amico”, anche quando Galaxity annuncia che la Terra è destinata a scomparire. Un futuro sin troppo logico e scorrevole, dove i protagonisti sono dotati di un caparbio ottimismo, non rinunciano mai all’ironia e trasmettono fiducia.
Persino i colori, leggermente opachi, con una spiccata prevalenza dei toni caldi, danno ad ogni storia una sorta di fermezza plastica, che diviene uno stile facilmente riconoscibile per il lettore. Uno stile che induce sicurezza grazie alla sua continuità. Questo procedimento è largamente usato nel mondo dei Comics – penso a Uderzo per Asterix – e crea una certa familiarità tra storia a fumetti e lettore, il cui occhio si abitua presto a ricercare gli stessi tratti, gli stessi colori. Leggere Valerian quindi, è come ritrovare un vecchio amico; peccato che nessuna casa editrice lo traduca e lo editi ancora. Il lettore italiano contemporaneo, ha perso così la possibilità di conoscere questo ironico anti-eroe, che saprebbe ancora farlo sorridere, prospettandogli un futuro ben più roseo, di quello che si profila all’orizzonte.

La scheda di Stefano Agnelli

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