
Il fumetto: alle origini della saga
Quando nei primi anni Settanta, sulle pagine di Capitan America edizione Corno, apparvero per la prima volta gli X-men, la composizione del gruppo era assai diversa da quella che la maggior parte degli spettatori cinematografici conosce. A parte i costumi, che nella formazione iniziale erano giallo-blu modello benzinaio dell’Agip, quello dei primi X-men, ideati dal vulcanico Stan Lee, era un gruppo piuttosto omogeneo dal punto di vista etnico.
Erano infatti cinque ragazzi bianchi di buona famiglia che avevano sempre tenuto nascosto il loro potere mutante persino ai genitori. Il professore Xavier li aveva riuniti sotto lo stesso tetto e li guidava con oculatezza, grazie ai suoi straordinari poteri mentali. I loro nomi di battaglia erano Ciclope (Scott Summers), Angelo (Warren Worghinton), Bestia (Hank Mc Coy), Uomo Ghiaccio (Bobby Drake) e Marvel Girl (Jean Grey).
Nel decennio successivo, il gruppo nonostante innumerevoli disavventure, rimase più o meno lo stesso. Ad un certo punto le vendite della testata, in America, calarono in modo notevole e Chris Claremont venne incaricato della loro rifondazione.
L’episodio pilota della seconda generazione di X-men, vede il professor Xavier reclutare nuovi studenti, ovviamente dai poteri mutanti, dopo che il solo Ciclope era tornato dall’isola di Krakatoa. I nuovi personaggi (Wolverine, Tempesta, Colosso, Nightcrawler, ecc.), superarono ben presto, nel gradimento dei lettori, gli originali X-men.
Qual’era il motivo? A mio parere il successo si ebbe grazie all’inserimento di alcune caratteristiche peculiari. Il personaggio di Wolverine, ad esempio, dove il famigerato potere di rigenerazione, unito allo scheletro ed agli artigli in adamantium (il metallo più resistente dell’universo Marvel), è completato da una personalità impulsiva e rissosa che ne fanno un character sfaccettato e complesso in modo tale da incontrare i gusti dei lettori.
L’episodio pilota rivela del tutto le intenzioni di Claremont, che voleva formare un gruppo multietnico e vario. Tempesta, non dimentichiamolo , è di colore. Colosso è russo. Nightcrawler è tedesco. Banshee, Sole Ardente e Thunderbird, personaggi poi eliminati, erano rispettivamente: irlandese, giapponese e pellerossa. Tutti alle prese con enormi problemi nella vita quotidiana. Occorre infatti considerare come il motto di Stan Lee, “Supereroi con Super problemi”, che diversificò da subito gli eroi Marvel da quelli Detective Comics (Barman e Superman per tutti), garantendo così, il successo della “casa delle idee”, non era mai stato adottato per le storie degli X-men.
Claremont ha poi introdotto, o meglio portato alle estreme conseguenze, l’idea di Lee -incarnata dal personaggio del dottor Trask, creatore delle originali Sentinelle- che i mutanti siano considerati i “diversi” per eccellenza e, come tali, odiati dall’uomo comune e perseguitati in modo spietato. In un futuro parallelo infatti, la figlia di Ciclope e Jean Grey, Rachel Summers, viene trasformata in un segugio cacciatore di mutanti, e lo stesso stato americano, ha sviluppato le Sentinelle di Trask per lo stesso scopo.
Negli anni Novanta inoltre, le varie saghe ed i crossover (storie legate tra loro che appaiono allo stesso tempo in più testate), hanno portato a buon fine il restyling di Claremont. Epopee come quella di Fenice nera -alla base del film X-men 3- o come “Giorni di un futuro presente”, resteranno negli annali del fumetto, così come i numeri con Jim Lee alle matite.
L’unico problema della gestione Claremont è la famosa continuity Marvel, ovvero quella simultaneità temporale che accomuna le varie testate facendo sì che gli avvenimenti si incastrino l’uno nell’altro. Un continuum temporale divenuto talmente complesso da essere compreso, nella sua interezza, soltanto da pochi fedelissimi. Per questo motivo, qualche anno fa, sull’onda del successo delle trasposizioni cinematografiche, è nata la testata degli Ultimate, dove si è compiuta l’ennesima rifondazione, azzerando la continuity e riscrivendo le origini degli X-men. Auguriamoci quindi, per il bene di tutti gli appassionati, che questa lunga storia (sono infatti trascorsi più di quarant’anni dalle origini degli X-men), sia ben lontana dal finire.

