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Magnus (Roberto Raviola)

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Magnus: un eclettico prestato al fumetto
L’opera di Roberto Raviola (in arte “Magnus”) si rivela, ad una prima analisi, molto vasta, ma sempre meno di quanto la sua lunga carriera di disegnatore e autore potrebbe far pensare. Questo perché Magnus ha sempre scelto come e con chi lavorare, pagando spesso di persona. Basti l’esempio de Lo Sconosciuto, forse il personaggio più misterioso e affascinante, tra quelli usciti dalla matita del disegnatore bolognese, che, prima di avere un'edizione degna, ha dovuto aspettare molti anni, avendo visto la luce per i tipi di una piccola casa editrice, e in un formato del tutto inadeguato.  Era il periodo della fine del sodalizio con Luciano Secchi (Max Bunker), che aveva dato vita a quel piccolo capolavoro di Alan Ford (almeno fino al numero 75, cioè fino a quando lo ha disegnato Magnus) e Raviola viveva forse un momento di incertezza. Momento proficuo, dato che lo ha avviato verso la completa autonomia e ha visto nascere opere come I Briganti, una breve e avventurosa saga ambientata nel futuro.
Nelle opere successive, Milady nel 3000, Le 110 Pillole e Femmine Incantate, l’autore porta a compimento quel processo di maturazione del segno iniziato con alcuni racconti (Nascita di un drago), che si contrappone a lavori come Gesebel o come Necron.
 Anche altri autori, penso in particolare ad Andrea Pazienza, hanno avuto questa alternanza nella complessità del segno, o meglio un'evoluzione verso la complessità, pur continuando a produrre opere caratterizzate da un tratto più semplice. Magnus è, assieme a Pazienza, il disegnatore più eclettico e capace di adattare il proprio segno alle diverse esigenze, di tutto il variegato mondo del fumetto italiano. Intendiamoci, la maestria, specie con le chine, di Battaglia, o l’abilità nello scrivere le storie, quasi fosse uno sceneggiatore cinematografico, propria di Hugo Pratt, nonché le caratteristiche del loro tratto – duro e graffiante il primo, armonico il secondo – rendono questi due autori più vicini, alla concezione del fumetto come “letteratura disegnata” (termine non a caso coniato dallo stesso Pratt), con cui occorre comunque fare i conti.
 Tornando a Magnus, le opere della maturità – in particolare La Valle della Paura – mostrano tutto l’enorme, quasi maniacale, lavoro preparatorio che l’autore aveva spinto sempre più a fondo con il passare degli anni, nonché la complessità delle sceneggiature. Lo dimostra anche l’ultima storia de Lo Sconosciuto: L’uomo che uccise Ernesto Che Guevara, dove l’uso del flash-back, dell’allucinazione, unito ad un variare continuo del taglio delle singole vignette, rende molto più complessa delle precedenti la vicenda de El Lugubre, personaggio che qui ruba la scena al protagonista.
In conclusione potremmo dire che, come nel caso di Pazienza, la prematura scomparsa dell’autore ci ha privato di ulteriori opere che avrebbero rasentato sicuramente il capolavoro, almeno stando a quanto è possibile intuire dagli ultimi sviluppi dell’arte di Roberto Raviola, alias “Magnus”.

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