
Opera esilarante, anche se a tratti drammatica e ricca di nevrosi, Sideways è un piccolo gioiello che brilla di luce propria nella recente produzione americana. L’itinerario prestabilito di un viaggio tra amici – Myron e Jack – in occasione dell’addio al celibato di quest’ultimo, irrequieto e donnaiolo, nonché attore di scarso successo, si trasforma in un sentito omaggio al vino e alle aziende della California che lo producono. Fra una degustazione, una partita a golf, qualche cena al ristorante e soprattutto un continuo vagare, in compagnia di due donne belle ed interessanti, per la campagna e i vigneti californiani, inseguendo i fantasmi del matrimonio fallito di Myron, i suoi attacchi di depressione acuta, le bugie di Jack, il film scorre lieve, quasi irriverente, più che mai attuale.
Il regista è abile nel mostrare le conseguenze, spesso imprevedibili, delle crisi depressive, altamente esplosive e destabilizzanti per il reale, di Myron, delle leggerezze e della condotta libertina di Jack. I due amici sono come sospesi in un tempo quasi immobile, le loro azioni appaiono senza importanza ma saranno decisive per il prosieguo delle loro vite. Si respira un clima di disperazione, virato al comico, precipitato nella cialtroneria – il recupero del portafoglio di Jack, il falso incidente – che rende divertente, per lo spettatore, assistere al movimento confuso di chi vuole sfuggire le nevrosi della vita di tutti i giorni, ed invece le ritrova sempre accanto, quasi a voler dimostrare che il cambiamento non dipende da una semplice variazione d’ambiente.
Non è dato capire perché Myron e Jack siano amici. Forse ognuno vede nell’altro proprio ciò che caratterialmente non possiede: a Jack manca la profondità e la sensibilità di Myron, mentre quest’ultimo vorrebbe essere intraprendente e spensierato come l’amico attore. Tuttavia non mancano i momenti di confronto, dove emerge il forte legame, forse dato dalla contingenza, tra i due. Un legame che li salva dalla sovraesposizione agli altri che tutti e due mostrano di non gradire affatto, spingendoli ad una presa di coscienza, diversa per entrambi – la futura moglie come punto fermo d’equilibrio per Jack; l’essere finalmente in grado di chiudere con un passato fallimentare per Myron – ma che li farà uscire dal viaggio intrapreso con una consapevolezza tutta nuova. Non a caso Myron beve la bottiglia di vino più pregiato della sua cantina, ad un fast-food, mentre mangia un hamburger. E’ un gesto di rottura con il passato, un’acquisizione del suo fallimento.
Ciò che aspetta i due amici alla fine del viaggio è proprio la capacità di chiudere le loro vite precedenti, vite che li avevano illusi e quasi convinti che dal loro viaggio potesse nascere qualcosa di nuovo (almeno Jack), mentre non facevano altro che ripetere i loro errori.
Sideways riesce quindi nell’intento di fornirci, grazie allo strumento dell’ironia, un piccolo spaccato delle quotidiane nevrosi, del modo, altrettanto nevrotico, di affrontarle e sconfiggerle, anche se -come ci insegna Myron- il modo migliore è pur sempre rallentare e fermarsi a riflettere.

