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Piazza delle cinque lune (Renzo Martinelli, 2003) - il thriller

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piazzacinquelune-2003         Il rapimento di Aldo Moro e il successivo omicidio sono senza dubbio uno dei misteri italiani che tanto piacciono al buon Carlo Lucarelli, ma anche Renzo Martinelli, regista di solito snobbato dalla critica radical-chic, si è cimentato con questa pagina nera della nostra storia. Il suo approccio è già ben comprensibile dal sottotitolo del film: “Il thriller”. E in effetti questo Piazza delle cinque lune è a tutti gli effetti proprio un thriller all'americana, basato sulle ricostruzioni che Sergio Flamigni, ex deputato del P.C.I., ha più volte proposto nei suoi vari libri sull'argomento. Martinelli ha ovviamente bisogno di un punto di partenza fantasioso per la vicenda, e lo trova immaginando che un giudice di provincia ormai in pensione, tale Sarasini, riceva da un tizio anonimo e  malato un filmato in super8 sull'agguato di Via Fani. Da tale pellicola egli evince che le ricostruzioni “tradizionali” siano state falsate in diversi modi, e che le verità nascoste coprano responsabilità occulte molto pesanti, così, sempre guidato dal misterioso interlocutore ex-brigatista, coinvolge nelle indagini la figlia e la sua guardia del corpo, Branco. Ma non fa bene. Il film si dipana allora tra interminabili summit dei tre, intenti a guardare il filmato e a studiare, con musiche più adatte ad un horror e una recitazione convincente solo per la parte maschile del cast. La regia è pubblicitaria, un po' da videoclip, il ritmo non manca nonostante alcune lungaggini, ma la parte più interessante è la ricostruzione storica, che si fonda sui teoremi complottistici di Flamigni (in una scena il giudice legge sul treno proprio un libro di Flamigni). L'idea di fondo è che l'ideatore del sequestro, Mario Moretti, fosse un inflitrato, e che l'uccisione di Moro abbia impedito il compromesso storico e l'ascesa del Partito Comunista al governo del paese. Gli ambigui rapporti di Moretti con l'altrettanto ambigua scuola di lingue Hyperion, sede a Parigi e forse succursale CIA, sono sicuramente inquietanti, e Martinelli sposa appieno queste tesi, parteggiando quindi per un complotto di Stati Uniti, servizi segreti italiani e brigatisti non proprio rossi. Tutto legittimo, ma poco probabile a mio avviso. Più plausibile che, come sostiene il politologo Giorgio Galli, le BR fossero tollerate da elementi oltranzisti e reazionari dei nostri servizi, e che Moretti e soci abbiano capito di essere manipolati solo con la scoperta del falso covo di Via Gradoli e con l'altrettanto falso comunicato del Lago della Duchessa. In qualunque caso, accettabili o no, le tesi di Piazza delle cinque lune (dove fu ucciso Mino Pecorelli, che molto sapeva del caso Moro) fanno riflettere sulla democrazia dimezzata del nostro paese, e bene ha fatto Martinelli a girare questa pellicola. Ovviamente i critici, che hanno incensato il discutibilissimo Buongiorno notte di Bellocchio, hanno riso di questo approccio innovativo al tema, preferendo soffermarsi sul taglio “di genere” che sull'efficacia del tutto. Insomma, guai a fare un cinema italiano impegnato ma anche da “cassetta”, per fortuna il regista non li ha ascoltati e dopo ha girato Il mercante di pietre, sull'intolleranza religiosa. E di certi critici.
 
 
  • Regia: Renzo Martinelli
  • Sceneggiatura: Renzo Martinelli, Fabio Campus
  • Interpreti: Donald Sutherland, Stefania Rocca, Giancarlo Giannini, Nicola Di Pinto, F. Murray Abraham
  • Genere Thriller, colore 127 minuti
  • Produzione Italia 2003

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